LUCA PALTENGHI

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Opinioni

PostHeaderIcon Un inno non è un talent show televisivo!

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La Società svizzera di utilità pubblica ha annunciato che, dopo una prima fase di votazione online, è prevista ora l’apertura di una seconda fase di votazioni per scegliere, tra le tre proposte finaliste, quella che sarà designata quale nuovo inno svizzero. Addirittura durante il mese di settembre ci sarà una fase di votazione in diretta televisiva sui canali della televisione pubblica svizzero-tedesca e romanda. Nessun accenno al Ticino, forse non ritenuto sufficientemente svizzero.

L’inno di un Paese dovrebbe rappresentare la sua storia e le sue tradizioni; dovrebbe essere un simbolo attorno a cui stringersi. Con la scusa che il Salmo svizzero è un canto troppo lento, noioso, e che puzza troppo d’incenso, la SSUP si è arrogata il diritto di volerlo cambiare, per renderlo al passo con i tempi. Non si sa bene con quale diritto ha quindi lanciato un concorso che, a detta sua, avrebbe raccolto grande interesse in Svizzera e all’estero. Probabilmente all’estero si saranno chiesti se questi svizzeri non abbiano problemi più importanti a cui pensare che non il cambio del proprio inno. Ma tant’è, la frittata è fatta e presto ci troveremo con una nuova proposta di inno cui la SSUP vuole procurare un buon grado di popolarità, prima di sottoporlo alle autorità federali e magari in votazione popolare. Perlomeno quest’ultimo auspicio, espresso anche da deputati alle Camere federali, costituisce un’ancora di salvezza, cui aggrapparsi per evitare di svendere il Salmo svizzero in nome del politicamente corretto.

Quello che dà più da pensare, leggendo la notizia su alcuni media, è il passaggio seguente: “la questione non è più se sostenere o rifiutare un nuovo inno, ma verte ora sui contenuti dei testi e sulle melodie dei contributi”. Si tratta di un malcelato tentativo da parte della SSUP di suscitare tra la popolazione il consenso accennato prima, quando invece serpeggia il malcontento su un eventuale cambiamento di inno. Un rapido giro sui social media e tra i commenti alle notizie online delle varie regioni del Paese confermano come sia ferma l'opposizione all'abbandono del Salmo svizzero. Era anche stata lanciata una raccolta firme per una petizione che chiede il mantenimento del Salmo svizzero; mentre vari parlamentari di diversi partiti si sono detti fermamente contrari ad una sua sostituzione.

Auspico che questa sceneggiata che riduce l’inno del nostro Paese ad uno spettacolo televisivo, orchestrata da una società che si arroga il diritto di decidere sui simboli svizzeri, cessi ben presto. Altrimenti ci troveremo prima o poi a dover assistere ad un concorso per il cambio della bandiera, perché naturalmente anche la croce bianca su sfondo rosso è poco politicamente corretta.

Luca Paltenghi

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

 

Articolo pubblicato sul CdT del 12 giugno 2015

 

PostHeaderIcon La domanda del Mattino sul casellario giudiziale

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La domanda del Mattino della domenica del 10 maggio 2015

La maggioranza del Consiglio nazionale, come pure il Consiglio federale, non ritiene necessaria la consultazione sistematica dell'estratto del casellario giudiziale ( o di analoga documentazione su trascorsi giudiziari) dei cittadini UE che richiedono un permesso di dimora o di frontaliere. In sostanza, quindi, questi permessi dovrebbero venire rilasciati "alla cieca", dal momento che teoricamente l'estratto del casellario potrebbe venire richiesto solo in caso di fondati sospetti. Come valuti questa decisione?

 

Questa decisione è la riprova (se mai ce ne fosse stato bisogno) che a Berna non si ha la benché minima conoscenza della situazione del Ticino, confrontato con tutta una serie di problemi legati alla vicinanza con la frontiera italiana che altri Cantoni non vivono.

Pur di non mettere a repentaglio gli intoccabilissimi accordi bilaterali, il che darebbe fastidio ai padroni di Bruxelles, si rinuncia a garantire la nostra sicurezza pubblica. Sono infatti numerosi i casi legati al solo Ticino con protagonisti negativi faccendieri vari e altri personaggi con precedenti penali provenienti dall'Italia. Casi che si sarebbero potuti evitare, se solo al momento della domanda di un permesso B o G si fosse potuto chiedere sistematicamente l'estratto del casellario giudiziale!

Luca Paltenghi

Consigliere comunale Lega-UDC Magliaso

 

PostHeaderIcon Più spazio per la civica nelle scuole

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Quando prendo il trenino la mattina, talvolta mi capita di ascoltare le discussioni tra liceali, rivivendo i desideri e le preoccupazioni da me vissute oltre un decennio fa.

La scorsa settimana, ascoltavo alcuni giovani studenti snocciolare in maniera piuttosto sciolta informazioni sul funzionamento del Congresso americano, sui poteri del presidente e sull’impeachment.

L’asino è cascato quando invece questi giovani un po’ in ansia per “l’espe” di storia, hanno cominciato ad interrogarsi sul federalismo svizzero. La definizione che ne hanno dato partiva dallo stato centrale che delega competenze ai Cantoni, quando invece l’art. 3 della Costituzione federale fa capire che il potere parte dal basso ed è talvolta delegato alla Confederazione.

Questa discussione mi ha fatto riflettere sullo spazio che si dedica nella scuola all’insegnamento della storia e della civica. Ricordo personalmente di aver dovuto studiare qualche nozione di storia e di civica svizzera per conto mio, in vista dell’esame di storia di quarta liceo. Per contro, ricordo lunghe lezioni dedicate all’unità d’Italia, alla nascita dell’Impero tedesco di Bismarck o alla rivoluzione americana. Eventi storici d’indubbia importanza, ma che non devono far passare in secondo piano la conoscenza delle nostre istituzioni e del contesto storico-politico in cui sono nate.

Ecco perché ritengo che l’iniziativa popolare per l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, voluta dal dott. Alberto Siccardi, e sostenuta da un comitato interpartitico, sia uno strumento imprescindibile per ridare dignità a questa materia e per porre solide conoscenze di base nei nostri giovani. Le elezioni cantonali sono alle porte e, senza queste basi, non potremo meravigliarci se il tasso di partecipazione giovanile sarà basso. Le lodevoli iniziative di alcune scuole che organizzano dibattiti su votazioni ed elezioni, nonché il grosso impegno dei ragazzi di Easyvote che offrono ai Comuni la possibilità di trasmettere ai giovani un libretto con spiegazioni di voto semplificate, rischiano di restare vane se mancano le fondamenta.

Ecco perché l’iniziativa popolare per la civica va messa in votazione al più presto: lo si deve ai 10'000 cittadini che l’hanno firmata, ma soprattutto ai giovani studenti che saranno il pilastro della nostra democrazia futura e che magari, invece di conoscere a memoria i nomi dei mille di Garibaldi, sapranno la differenza tra Consiglio di Stato e Gran Consiglio.

Luca Paltenghi

Candidato UDC-La Destra al Gran Consiglio

 

PostHeaderIcon La domandina del Mattino del 16 novembre 2014

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Le recenti dichiarazioni pubbliche del negoziatore Yves Rossier contro il contingenta­mento dei frontalieri - che lui ha il mandato di “portare a casa” - non solo denotano “crassa ignoranza” nei confronti della realtà ticinese, ma fanno sorgere spontanea la domanda: Rossier negozia per la Svizzera o per l’UE?
Abbiamo interpellato alcuni interlocutori, ai quali abbiamo chiesto: - Il negoziatore svizzero con l’Ue, Yves Rossier, ha dichiarato pubblicamente in un’in­tervista il proprio scetticismo nei confronti dell’introduzione di contingenti per i fron­talieri. Come valuta questa affermazione? E’ normale che un negoziatore esprima simili giudizi di valore sull’oggetto della trattativa?

 

PostHeaderIcon Svizzera, questioni di lingue: «i romandi dimenticano l’italiano»

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Leggi la mia intervista su TicinoLibero.

 
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