LUCA PALTENGHI

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Opinioni

PostHeaderIcon Re-Bariani calano il bis al Rally Ronde del Ticino 2014!

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Il 17° Rally Ronde Internazionale del Ticino ha mantenuto le aspettative con numerosi piloti che si sono dati battaglia nelle varie categorie sui percorsi della Valcolla e di Isone e con il pubblico che, malgrado la pioggia caduta abbondantemente durante alcuni tratti della giornata, ha risposto presente in modo massiccio.

Da segnalare che la terza frazione cronometrata, ovvero la seconda prova speciale in Valcolla, è stata prudenzialmente annullata dagli organizzatori e percorsa in trasferimento dai piloti, a causa di una macchia d’olio che i pur solerti pompieri non hanno fatto a tempo a rimuovere completamente.

Alla fine, vincitori assoluti sono stati gli italiani Felice Re e Mara Bariani su Citroën DS3 WRC che con un tempo complessivo di 29’37.2 hanno staccato di 11.6 gli svizzeri Olivier Burri e Stéphane Rey su Citroën C4 WRC e di 23.6 i ticinesi Devis Cremona e Alberto Genovesi su Ford Fiesta WRC. Solo dopo un terzo di gara la leadership di Re-Bariani è stata messa in discussione da Burri-Rey, ma gli italiani non hanno tardato ad imporre il loro ritmo per riappropriarsi della testa della classifica.

Primi tra i piloti in lizza per il campionato svizzero sono stati Sébastien Carron e Lucien Revaz, sesti assoluti su Peugeot 207 S2000 a 53.7 dai vincitori, che consolidano così il primo posto in campionato davanti ai ticinesi Ivan Ballinari e Paolo Pianca, giunti oggi con la loro Peugeot 207 S2000 secondi tra gli svizzeri a 1’15.5 dai vincitori (decimi assoluti). Chiudono il podio, i sindaci di Monteggio e di Aranno Piero Marchesi e Michele Conti, al debutto su una Peugeot 207 S2000, giunti tredicesimi assoluti a 1’47.6 da Re-Bariani.

Primi di gruppo N sono stati Urs Hunziker e Melanie Wahl, diciottesimi assoluti su Subaru Impreza, mentre il consigliere di Stato Claudio Zali (navigato dal sindaco di Isone Loris Palà), ha ben figurato al suo primo rally su Renault Clio, giungendo al traguardo a 8’37.6 dai vincitori e chiudendo 66° assoluto. Nel pomeriggio si è visto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi che ha navigato la vettura  apripista 00 del patron del rally Max Beltrami. La presenza istituzionale lascia ben sperare affinché nel corso dei prossimi anni, il Rally del Ticino possa ritrovare quello spazio che gli è consono e che occupava in passato, quando le prove speciali si svolgevano un po’ in tutto il territorio ticinese. Come ha ricordato Claudio Zali nell’intervista rilasciata al Quotidiano della RSI, il Rally del Ticino è una manifestazione che richiama numerosi appassionati e turisti e che porta indotto al nostro Cantone.

Max Beltrami si è detto molto soddisfatto di questa 17a edizione del Rally del Ticino e ha dato appuntamento al prossimo anno!

Luca Paltenghi per Ticinolive

 

PostHeaderIcon Il 17° Rally Ronde del Ticino si preannuncia scoppiettante!

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La 17a edizione del Rally Ronde Internazionale del Ticino è ormai alle porte: la quarta prova valida per il campionato svizzero 2014 (la terza su suolo elvetico) si terrà infatti il 27 e 28 giugno prossimi. Quest'anno, gli organizzatori hanno voluto regalare ai partecipanti e agli appassionati due prove speciali (Isone e Valcolla), invece dell'unica prova a cui ci si era giocoforza abituati negli scorsi anni.

Dopo le ricognizioni autorizzate e le verifiche tecniche del venerdì, il via alla manifestazione verrà dato in serata con la cerimonia di partenza in Piazza Riforma a Lugano alle 18.45, mentre il primo tratto cronometrato è previsto per sabato mattina alle 08.08 in Valcolla. Questa PS verrà ripetuta tre volte nel corso della giornata, mentre la PS Isone, in zona militare, verrà ripetuta quattro volte.

L'arrivo finale è previsto alle 19.20 con la premiazione sul podio in Piazza Riforma a Lugano.

In attesa della lista iscritti definitiva, tra cui figureranno sicuramente gli equipaggi dei ticinesi Ivan Ballinari e Paolo Pianca (attuali secondi della classifica del campionato svizzero) e i vallesani Sébastien Carron e Joël Grand (primi), è già stata confermata dagli organizzatori la presenza in veste di pilota del Consigliere di Stato Claudio Zali, che a bordo di una Renault Clio gr. N e navigato dal sindaco di Isone Loris Palà, si misurerà in una maniera diversa con il suo... Territorio.

Per restare in tema, segnaliamo un'altra accoppiata di politici presenti, ovvero Piero Marchesi (sindaco di Monteggio e vicepresidente UDC) e Michele Conti (sindaco di Aranno) che con la loro Peugeot 207 S2000 possono ambire ad un ottimo risultato tra i piloti svizzeri in lizza per il campionato.

Presenti anche il vincitore del campionato svizzero junior 2013 Kim Daldini, navigato da Daniele Rocca, e i plurivincitori del campionato Grégoire Hotz e Pietro Ravasi, che in questo rally saranno a bordo di una Ford Focus WRC.

L'appuntamento anche quest'anno fa parte del Lombardia Ronde Cup, pertanto la presenza di piloti d'oltrefrontiera sarà sicuramente importante.

Infine, segnaliamo che in collaborazione con la Federazione ticinese integrazione andicap e con l’associazione “InsuperAbili”, il Rally del Ticino organizza a Riva San Vitale un open air dalle 18.00 di sabato 28 giugno a cui saranno presenti tra gli altri anche i Vad Vuc.

Maggiori informazioni possono essere trovate su www.rallyticino.com.

Appuntamento quindi per gli appassionati di motori tra meno di due settimane!

Luca Paltenghi per Ticinolive

 

PostHeaderIcon L'uguaglianza nella scuola non vada a scapito del merito!

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Prossimamente, il Gran Consiglio ticinese si esprimerà sull'iniziativa parlamentare generica presentata dai Verdi per l'abolizione del sistema di livelli A e B nell'insegnamento della matematica e del tedesco nelle scuole medie. Nell'iniziativa si afferma infatti che essi rappresenterebbero una discriminazione sociale e che la scelta dei livelli e del tipo di studi post-obbligatori sarebbe influenzata in modo evidente dalle condizioni socio-economiche familiari.

Pur condividendo queste preoccupazioni, ritengo che l'iniziativa proposta creerebbe più problemi di quanti ne risolva e che le soluzioni dovrebbero essere altre.

Esiste in effetti un'idea diffusa tra i genitori e più in generale nella società che chi segue una formazione superiore dopo la scuola media sia migliore rispetto a chi opta per un apprendistato. In questo senso, va invece valorizzata maggiormente la formazione duale basata su apprendistato e formazione professionale, per la quale non sono necessariamente richiesti i livelli A, in modo che essa non venga considerata una via “di serie B”. Questo tipo di formazione permette poi in futuro all'allievo, che per vari motivi a 12-13 anni non era sufficientemente maturo o preparato ad un livello A, di accedere mediante “passerelle” anche alle scuole universitarie professionali, annullando di fatto la differenza con chi ha seguito la via degli studi liceali e universitari. Si può anzi dire che questa via abbia un merito in più, ovvero quello di unire una formazione professionale pratica ad una formazione teorica, a differenza delle università, dove tutto resta sul piano della teoria.

Tornando al tema dell'abolizione dei livelli A e B, questo sistema avrebbe due possibili conseguenze negative: da un lato potrebbe causare un abbassamento del livello di conoscenze degli allievi più dotati in matematica e tedesco, impedendogli di adempiere ai requisiti richiesti per il liceo o altre scuole superiori. Ciò causerebbe un aumento del tasso di bocciature in queste scuole, attualmente già elevato. D'altro canto, ad essere danneggiati da questa riforma sarebbero anche gli allievi meno brillanti o con un ritmo di apprendimento meno veloce: l'allievo potrebbe soffrire nel confronto con i compagni più dotati, mentre per i docenti sarebbe più difficile, se non impossibile, riuscire a dedicare la giusta attenzione sia agli allievi più brillanti che a quelli che necessitano di essere maggiormente seguiti.

Occorre ricordare che se il Ticino seguisse la via proposta dall'iniziativa diverrebbe l'unico Cantone svizzero a non più effettuare una selezione nella scuola obbligatoria. Addirittura, in alcuni Cantoni la selezione inizia più precocemente, già al termine della scuola elementare, non si limita a due materie ma prevede separazioni complete per tutte le materie. Cito l'esempio della scuola media friborghese, che conosco da vicino e che prevede tre classi: una classe con esigenze di base, una classe generale, una classe pre-liceale. La scelta viene effettuata basandosi su più fattori, ovvero il parere dei genitori, il parere dei docenti, i voti ottenuti in determinate materie e i risultati di un test o esame. La mobilità da una classe ad un’altra, nonché l’accesso ad una scuola superiore nonostante la frequentazione di una classe generale è possibile, a condizione di superare un esame.

Concludendo, ritengo che sia giusto che la scuola obbligatoria offra a tutti uguali possibilità di apprendimento di base, ma ciò non deve andare a scapito dei meriti e delle qualità degli allievi. Un'uguaglianza completa è arbitraria ed impossibile da raggiungere; essa influenzerebbe negativamente gli stessi allievi, non più stimolati a sviluppare le proprie differenze di talento e capacità, ed avrebbe poi dirette conseguenze negative sul mondo professionale.

 

Luca Paltenghi

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Articolo apparso su La Regione odierna

 

PostHeaderIcon Il re è nudo!

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Abbiamo osservato in questo mese abbondante dopo l'approvazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa le reazioni quasi isteriche e di chiara ripicca dell'Unione europea nei confronti del popolo svizzero, reo unicamente di aver esercitato un antico diritto democratico. L'esempio di Erasmus+ è flagrante in questo senso: la Svizzera non è stata esclusa dal programma come si è fatto credere (gli spin doctor di Berna e Bruxelles sono già all'opera?), ma da come si deduce dal comunicato ufficiale dell'UE non viene più considerata un paese membro ma solo partner, come altri paesi (Islanda, Turchia, Norvegia) che beneficiano comunque del programma. Negli scorsi giorni si è poi scoperto che l'UE aveva chiesto un contributo maggiore alla Svizzera per il progetto Erasmus, in odor di fallimento, e questo è probabilmente il motivo dell'esclusione, con il voto elvetico che ha funto solo da pretesto per un attacco nei nostri confronti. Lo stesso mondo universitario svizzero ed europeo s'interroga sui motivi che spingono l'UE ad agire in questa maniera, prendendo in ostaggio gli studenti e i ricercatori.

Analizzando più a fondo la questione, si capisce quale sia la vera ragione delle reazioni scomposte europee: a Bruxelles serpeggia la paura. Il voto svizzero ha infatti toccato un nervo scoperto, quello del grado di democrazia all'interno dell'Unione, un impero di cartapesta pronto ad essere spazzato via dal primo vento impetuoso, come potranno esserlo le elezioni europee di maggio. Se insieme le forze euroscettiche dei vari paesi dovessero raggiungere circa un terzo dei consensi e dei seggi, la tenuta stessa dell'UE sarebbe a rischio. Il re è nudo e lui stesso se n'è accorto!

Purtroppo, invece di dare nuova linfa a quella democrazia propria già dell'Antica Grecia, l'UE reagisce con paura in un disperato tentativo di autodifesa. Infatti, sono numerose le crepe che si stanno aprendo nella libera circolazione, uno dei pilastri che dovrebbe sostenere l'UE: l'Inghilterra un paio di mesi fa ha annunciato di voler introdurre tetti massimi all'immigrazione, che in proporzione è nettamente minore di quella elvetica, mentre è recente la notizia dell'introduzione di contingenti da parte dell'Italia nei confronti dei lavoratori della Croazia e della Slovenia! Numerosi sondaggi svolti in Europa dopo l'iniziativa svizzera contro l'immigrazione di massa hanno indicato che se potessero esprimersi, i cittadini europei seguirebbero il voto svizzero. Diverse sono le personalità europee che si sono espresse in questo senso, anche al di fuori del mondo politico. Ciò è sicuramente comprensibile: se già la situazione era difficile nell'Europa dei 15, ora che l'UE continua ad allargarsi a paesi sempre più lontani e diversi per lingua e cultura, nei singoli paesi la perdita di sovranità in materia ad esempio di immigrazione si fa sentire in modo notevole.

Per non tradire lo spirito che ne ha fatto la culla della democrazia nei secoli passati, l'Europa ha una sola scelta: ritornare ad essere un'Europa dei popoli e ridare voce agli stati e ai cittadini.

Corriere del Ticino, 26 marzo 2014


 

PostHeaderIcon Se i Comuni trascurano i loro giovani

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Corriere del Ticino, 13 marzo 2014

 
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