LUCA PALTENGHI

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Opinioni

PostHeaderIcon Conservatori o rivoluzionari?

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Conservatori o rivoluzionari? Di primo acchito una cosa sembra escludere l'altra, per il semplice fatto che una rivoluzione è volta a distruggere o quantomeno a cambiare profondamente un sistema, che invece un conservatore tende a voler appunto conservare e difendere.

Se però guardiamo la situazione attuale in Svizzera e ci soffermiamo in particolare sui comportamenti del Consiglio federale, constatiamo che la moda (se così si può chiamare) è quella di svendere la Svizzera al primo che passa: Unione europea, Stati Uniti, ONU. L'importante è mostrarsi servizievoli e cospargersi il capo di cenere per presunti errori che il nostro Paese avrebbe commesso. Ecco che allora il pensiero di un consigliere federale conservatore come Ueli Maurer appare tutto ad un tratto come innovativo e rivoluzionario: da lungo tempo infatti non sentivamo parole così patriottiche, così attaccate alle radici profonde della Svizzera. In occasione dell'allocuzione di Capodanno, giorno d'inizio del suo mandato quale Presidente della Confederazione, Maurer ha invitato gli Svizzeri a riflettere sulle proprie origini e sulle proprie radici, rivivendo lo spirito del Patto federale del 1291. Non piegando la schiena alle pressioni, Maurer ha rammentato le critiche che ci piovono e ci pioveranno addosso anche in futuro e sottolineato che queste ci sono non perché abbiamo fatto male qualcosa ma perché abbiamo fatto meglio molte cose! Di per sé si tratta di un grosso cambiamento rispetto ad altri consiglieri federali che tendono a scusarsi a destra e a manca per i comportamenti del Popolo elvetico, spesso anche in occasione di votazioni. Far leva sulla fierezza dei traguardi raggiunti dalla Svizzera è un cambiamento di paradigma che non può che far felice la popolazione.

In occasione poi del ricevimento in onore del Corpo diplomatico a Berna, Maurer ha ricordato ai presenti il principio della sovranità degli Stati, sancito con la Pace di Vestfalia del 1648, facendone un parallelismo col Patto federale. Ha ricordato che la sovranità si basa sul diritto e non sul potere e che anche oggi la sovranità di tutti gli Stati va rispettata.

Addirittura a Davos negli scorsi giorni, all'apertura del WEF, Ueli Maurer ha chiesto ai (presunti) potenti del mondo di non fare pressioni sui piccoli Stati, rei solo di essere più virtuosi, e ha rammentato che la Svizzera ha un efficace controllo del rigore finanziario e dell'azione dei politici tramite il freno alle spese inserito nella Costituzione.

Si tratta di discorsi colmi di senso dello Stato, troppo a lungo dimenticato da buona parte dei nostri politici: ecco perché Ueli Maurer può essere considerato un rivoluzionario. Ecco perché anch'io sento di essere un rivoluzionario come lui e mi auguro che tanti altri Svizzeri riscoprano in questo suo anno di presidenza i valori conservatori che hanno reso il nostro un piccolo, grande Paese.

Luca Paltenghi

Assistente parlamentare UDC Ticino

 

Giornale del Popolo, 29 gennaio 2013

 

PostHeaderIcon Un disastro evitato!

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Il 6 dicembre 1992, il popolo svizzero respingeva in votazione popolare l'adesione allo Spazio economico europeo, anticamera di un'adesione all'Unione europea bramata dall'intellighenzia svizzera dell'epoca: Consiglio federale, Amministrazione, partiti politici, associazioni economiche e media erano schierati a favore del sì. Solo l'UDC si batté contro, grazie ad un impegno impressionante di Christoph Blocher, che prima di tutti vide il pericolo. All'indomani della votazione, quella giornata fu subito ribattezzata "la domenica nera della Svizzera”.

Allora ero solo un bambino di seconda elementare, ma se oggi mi impegno nell'UDC per difendere valori quali la sovranità e l'indipendenza del nostro Paese lo devo anche alla lungimiranza del popolo elvetico che non si lasciò influenzare dalle numerose pressioni e calò nell'urna un bel no! A vent'anni da quel voto, possiamo constatare due cose. La prima: occorre ancora impegnarsi perché la battaglia antieuropeista non è finita e un'adesione subdola all’UE è dietro l'angolo. Tramite gli accordi bilaterali la Svizzera si sta "eurocompatibilizzando". Il Consiglio federale ora nell'ambito di negoziati per i Bilaterali III vuole inserire la ripresa automatica del diritto europeo e la conseguente sottomissione a giudici stranieri. Ecco perché occorre serrare i ranghi e formare un ampio fronte euroscettico che bocci questi accordi.

La seconda constatazione: se di "domenica nera" si può parlare, lo fu solo per chi propugnava l'adesione allo SEE. Infatti, basta osservare la situazione nell'UE per capire che la Svizzera ha solo tratto vantaggio da una non adesione. L'Unione europea, oltre a non considerare importanti le singole realtà nazionali, è sull'orlo dell'abisso: disoccupazione alle stelle, esplosione del debito pubblico e spese inutili e folli ne fanno ormai un'armata Brancaleone che si regge in piedi a stento solo nell'interesse di pochi, mentre centinaia di milioni di cittadini sono sempre più costretti a tirare la cinghia. Presto o tardi le rivolte dei cittadini, duramente represse dalla polizia (con buona pace di chi ha assegnato il Nobel per la pace all'UE) finiranno con l'esplodere in qualcosa di più grosso. In questo contesto, fa accapponare la pelle quanto dichiarato dal consigliere nazionale socialista Roger Nordmann alla RTS, secondo cui se gli euroscettici avanzano anche nella Svizzera romanda è solo perché l'UDC dispone di importanti mezzi finanziari. Non c'è davvero peggior cieco di chi non vuol vedere!

Auguriamoci che la popolazione continui ad essere più lungimirante di questi personaggi, bocciando tutto quanto è volto a renderci “eurocompatibili”.

 

Apparso sul Corriere del Ticino del 7 dicembre 2012

 

PostHeaderIcon Velo islamico, la legge non è uguale per tutti

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La giustizia del canton Turgovia ha tolto il divieto di portare il velo islamico nelle scuole decretato nel 2011, a causa di una mancanza di base legale e perchè la misura non rispettava il principio della proporzionalità.
Un commento per Ticinolive

Con questa decisione, la giustizia turgoviese ha dimostrato che la legge non è uguale per tutti: da un lato vi è in atto una vera e propria crociata contro i simboli della religione cristiana, in particolare il crocifisso, sulla cui presenza nelle scuole si espresse il Tribunale federale già negli anni ’90. Dall’altro lato, in nome di una libertà di religione sempre più a senso unico, viene tollerato che in una scuola pubblica delle allieve portino il velo islamico. Purtroppo questo è solo uno dei tanti esempi di tolleranza di simboli intolleranti in nome del politicamente corretto.

Bene fa la scuola di Bürglen a non accettare la decisione del tribunale amministrativo turgoviese e a portare l’affare al Tribunale federale. La decisione della scuola infatti non era campata per aria ma basata sul proprio regolamento scolastico. Nel caso in cui il Tribunale federale dovesse giudicare insufficiente la base legale, ai turgoviesi non resterà che proporre una modifica della legge o della Costituzione volta a codificare il divieto del velo islamico e di qualsiasi copricapo che dissimuli il volto in pubblico, sull’esempio di quanto chiede l’iniziativa popolare lanciata da Giorgio Ghiringhelli e sostenuta da ben 11’600 cittadini ticinesi. Perché fino a prova contraria, le radici della Svizzera non sono islamiche.

 

PostHeaderIcon Perché lascio la carica di segretario generale dei GUDC Svizzera

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Dopo attenta riflessione, lunedì 19 novembre ho inoltrato alla Direttiva nazionale le mie dimissioni dalla carica di segretario generale dei Giovani UDC Svizzera alla quale ero stato eletto all'unanimità il 5 febbraio 2011 e riconfermato dai delegati ad inizio 2012.

Alla base della mia decisione, un accavallarsi di impegni professionali e extraprofessionali che mi hanno portato a rivedere le mie priorità, per salvaguardare anche un po' di tempo libero. In questo modo, potrò concentrarmi sull'arricchente attività di assistente parlamentare che svolgo da un anno per il nostro consigliere nazionale Pierre Rusconi, nonché sul mio ruolo di consigliere comunale e membro della Commissione della gestione a Magliaso, dove il lavoro non manca.

Il mio auspicio è che la Svizzera italiana possa essere presente anche in futuro nella Direttiva nazionale del nostro movimento giovanile, che con oltre 7'000 membri è il più grande a livello svizzero. Con una Direttiva trilingue, sarebbero rappresentate tutte le identità e le sensibilità del Paese: un vero movimento federalista! La disponibilità del partito nazionale in questo senso c'è e ci sarà, sta ai Giovani UDC Ticino raccogliere nuovamente la sfida.

Leggi l'esclusiva su TicinoLibero: Luca Paltenghi molla i Giovani UDC svizzeri

 

PostHeaderIcon Ispettori fiscali francesi in Svizzera: la mia opinione

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La Francia ha inviato e probabilmente invia ancora in Svizzera degli ispettori fiscali travestiti da turisti a caccia di presunti evasori fiscali. Questa pratica, emersa da un’inchiesta giornalistica condotta Oltralpe, è una manifesta ed intenzionale violazione delle nostre leggi e della nostra sovranità territoriale. E’ accettabile che l’autorità federale non reagisca in modo energico nei confronti della Francia (o di altri Paesi che si comportano in questo modo)?


La risposta è chiaramente scontata: NO!, non è accettabile e il Consiglio federale deve reagire al più presto in maniera energica e decisa affinché queste violazioni cessino. In gioco non vi è unicamente la sovranità del nostro Paese, bensì anche quel poco che rimane della sua credibilità. Purtroppo questi comportamenti da parte della Francia e di altri Paese sono la diretta conseguenza della politica “calabraghista” portata avanti da un Consiglio federale sempre più debole e remissivo. Gli altri stati non fanno che approfittare di questa situazione.

È interessante notare in questo caso che da più parti sono state sollevate critiche e richieste d’intervento sull’operato della Francia, mentre quando casi analoghi si verificavano (e si verificano forse ancora) in Ticino e nei Grigioni da parte di ispettori fiscali italiani tutti tacevano. Due pesi, due misure? La condanna di questi comportamenti dev’essere unanime, di qualunque Paese si tratti!

Il Mattino della domenica, 18 novembre 2012

 
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