LUCA PALTENGHI

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Opinioni

PostHeaderIcon Liberi e Svizzeri: non solo a parole!

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Ho letto su alcuni portali internet l'intervento del candidato al Consiglio nazionale per il PS Filippo Contarini intitolato “Libero e svizzero” nel quale traspare un fastidio verso UDC e Lega (che, detto per inciso, non sono partiti gemelli) che meglio si addice ad un veterosocialista che non ad un giovane progressista che cerca “di essere libero da pregiudizi”. Non si capisce infatti cosa vi sia di arrogante nel ricordare un motto utilizzato dai nostri antenati nel combattere contro i Cisalpini e nel difendere con i fatti e non solo a parole l'identità svizzera. D'altronde, siamo ormai tristemente abituati al fatto che qualsiasi cartellone pubblicitario dell'UDC o della Lega venga attaccato per i suoi slogan e per le sue immagini, senza entrare veramente nel merito dei contenuti. I cartelloni UDC “Pecore nere” e “Balairatt” insegnano.

Difendere l'identità Svizzera, dicevo: l'unico partito in Svizzera che difende veramente l'identità e l'indipendenza del nostro Paese è ormai l'UDC. L'unico partito che ha chiesto il ritiro dell'adesione della Svizzera all'Unione europea è l'UDC. Gli altri partiti si scoprono antieuropeisti a ridosso delle elezioni (e poi siamo noi i populisti!), salvo poi tornare a sostenere posizioni antitetiche poco tempo dopo. Sottolineo che lo scorso mese di giugno Consiglio federale, Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati hanno respinto una mozione dell'UDC volta a ritirare la domanda d'adesione della Svizzera all'UE, la quale è stata sostenuta quasi unicamente da rappresentanti democentristi.

Addirittura, il nuovo programma del PS svizzero (nuovo in termini di tempo, non di idee) prevede una “rapida adesione della Svizzera all'Unione europea”: come fa Filippo Contarini a sentirsi libero, con la spada di Damocle dell'adesione ad un'organizzazione sovranazionale fallita e responsabile della crisi attuale, che gli pende sulla testa?

Io mi sento libero solo se posso essere padrone delle mie scelte, solo se posso esprimere la mia opinione democraticamente, solo se posso vivere in un Paese sovrano che non sia alla mercé di poteri internazionali lontani geograficamente e culturalmente da noi, solo se posso ricordare con una punta di orgoglio le tante battaglie che nei secoli ci hanno permesso di essere uno stato quadrilingue indipendente. Ecco perché ho scelto l'UDC, l'unico partito che difende la nostra libertà. Ecco perché gli Svizzeri votano UDC.

Quanto al sentirsi svizzeri, Contarini lascia intendere che per l'UDC contino unicamente le origini di sangue. Niente di più falso! L'UDC accoglie tra le sue fila numerose persone di origine straniera che, a differenza di altri, nutrono un grande rispetto per il Paese che li ha accolti e lavorano per ripagare l'ospitalità concessa. Non per niente, lo scorso anno si è costituito il gruppo “Nuova Patria Svizzera” (che tra pochi giorni nascerà ufficialmente anche in Ticino), che senza tanto clamore e senza i grandi finanziamenti delle commissioni “sinistroidi” si occupa d’integrazione e della difesa dell'identità svizzera.

Una piccola chiosa finale: non so a quali fantomatiche zone d'ombra del potere conservatore si riferisca Contarini; quel che è sicuro è che non furono certo i conservatori ad inviare telegrammi di congratulazioni a Pol Pot.

23 agosto 2011

Pubblicato su Tio, TicinoLibero e La Regione del 26 agosto 2011

 

PostHeaderIcon Una riflessione su "Vol spécial" e sul diritto d'asilo

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Non sono un appassionato cinefilo né un frequentatore del Festival del film di Locarno, per cui non ho assistito alla proiezione di Vol spécial, un documentario di Fernand Melgard girato nel centro di detenzione di Frambois, nel canton Ginevra, dove stranieri irregolari attendono di essere rimpatriati. Fermo restando il mio interesse a vedere il documentario una volta uscito al cinema, esprimo quindi la mia opinione basandomi su quanto letto e sentito finora, in particolare sulla recensione del film fatta da TicinoLibero che mi è stata segnalata.

Mi sembra opportuno mettere alcuni puntini sulle “i” per quel che concerne la politica d’asilo della “cattivissima” Svizzera.

Innanzitutto, gli stranieri detenuti a Frambois si trovano in una situazione d’irregolarità. Non sono forse criminali, ma non hanno le carte in regola per restare sul territorio svizzero. Si tratta infatti di richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta in quanto non rispetta i criteri imposti dalla legge, oppure di clandestini. Nel primo caso, la Svizzera è tenuta ad accogliere quelle persone che fuggono da paesi in guerra o in cui la propria vita o integrità fisica sono messe a repentaglio. I rifugiati economici non possono essere accolti. Poniamoci questa domanda: è meglio accogliere indiscriminatamente tutti, senza riuscire veramente a portare un aiuto concreto e anzi mettendo in difficoltà i nostri stessi concittadini, oppure accogliere chi veramente ha un estremo bisogno d’aiuto? Quanto ai clandestini, ai sans papiers, occorre tener conto che per la maggior parte si tratta di persone che volontariamente si presentano alle nostre frontiere senza documenti, sapendo che così esse difficilmente potranno essere rinviate nel proprio paese d’origine. C’é chi si presenta al confine fin da subito senza documenti d’identità, chi tenta una prima volta portandoli con sé, viene respinto e il giorno dopo si presenta senza alcunché. Qualsiasi guardia di confine potrà confermare quanto ciò sia frequente.

Mi sembra poi importante sottolineare l’altra faccia della medaglia dei rimpatri forzati: la violenza di cui sono vittima gli agenti che non fanno altro che applicare una legge voluta dal popolo. Proprio pochi giorni fa, la Federazione svizzera funzionari di polizia si è detta preoccupata per i rischi incorsi dai propri membri nelle procedure di rimpatrio dei richiedenti l’asilo: aggressioni fisiche e verbali, sputi contro gli agenti, oltre a danni materiali agli aerei. Ma non si trattava di persone la cui unica colpa fino a poco prima era solo quella di non possedere i requisiti per restare sul territorio elvetico?

È necessario far passare il messaggio che emigrare in Svizzera non è la panacea di tutti i mali, ciò anche per rispetto verso quelle persone che decidono di lasciare il proprio paese e che si fidano di cattivi consiglieri e di individui senza scrupoli, il cui unico interesse è quello di spillare tutti i loro pochi risparmi, convincendoli che in Svizzera troveranno il Bengodi mentre invece non hanno i requisiti per restare nel nostro Paese. Questo radicale cambiamento di prospettiva va affrontato in due modi: la Confederazione e i cantoni devono applicare rigorosamente la legge sull’asilo, concedendo accoglienza solo a chi ne ha veramente bisogno; inoltre, la Svizzera deve tornare a gestire autonomamente l’immigrazione degli stranieri. L’iniziativa popolare federale “Contro l’immigrazione di massa” va certamente in questa direzione.

9 agosto 2011

 

Pubblicato in esclusiva su TicinoLibero

 

PostHeaderIcon Un patto di straordinaria attualità

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Speciale 1. agosto – Un patto di straordinaria attualità

In occasione del Primo agosto, festa nazionale svizzera, vi proponiamo la riflessione in esclusiva per TicinoLibero di Luca Paltenghi, segretario nazionale dei Giovani UDC

“Al principio del mese d’agosto” del lontano 1291, 720 anni or sono, tre intrepidi e lungimiranti vallerani di Uri, Svitto e Untervaldo unirono le loro forze e siglarono il Patto eterno “allo scopo di meglio difendere e integralmente conservare sé ed i loro beni”e di “non accogliere né riconoscere in qualsiasi modo, nelle suddette valli, alcun giudice” che “non sia abitante delle nostre valli o membro delle nostre comunità”. Gli stessi temi li troviamo nel Patto di Torre del 15 febbraio 1182; possiamo quindi affermare senza timore che il Patto di Torre è un precursore del Patto eterno confederale. Tale patto affermava infatti la volontà dei vallerani di Blenio e Leventina di liberarsi da ogni signoria e di non accettare l’amministrazione della giustizia da parte di alcun podestà.

Più volte, l’intellighenzia elvetica ha cercato di sminuire il valore del Patto eterno, affermando che esso era stato redatto solo dopo la fondazione della Svizzera moderna e federale del 1848 e retrodatato, mentre invece degli studi hanno affermato con buona certezza che esso risale ad un periodo compreso tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV secolo. Non da ultimo, addirittura la società che gestisce il praticello del Grütli afferma con leggerezza nei pannelli informativi posti nella piccola baita all’entrata del Grütli che non si può far risalire la nascita della Confederazione al giuramento che unì le tre piccole comunità dei Waldstätten nella difesa dei loro propri interessi. è preoccupante che un patto di tale importanza venga relegato a mero atto amministrativo locale o addirittura considerato come un falso! In un momento storico delicato e difficile per la sovranità del nostro paese, posto sotto continuo attacco da parte di differenti poteri forti internazionali, dovremmo invece prendere a modello questo patto di fratellanza in difesa della libertà contro le minacce di aggressione esterna, opponendo alle pressioni politiche ed economiche dell’Unione europea e ai tentacoli dell’imperialismo yankee, la Willensnation Svizzera.

Questo 1° agosto deve essere dunque il momento per ricordare la volontà del nostro paese di essere unito non dal sangue come altre patrie, ma dalla consapevolezza di difendere gli interessi di quattro comunità linguistiche, di quattro culture e di quattro nazioni per garantire ai nostri figli la possibilità di adottare leggi, eleggere giudici o attuare politiche economiche in totale indipendenza, come avvenuto dal 1291 fin quasi ai giorni nostri.

Agli Svizzeri liberi, il Patto eterno sia quindi un appello a rinnovarne i contenuti, affinché i suoi insegnamenti non vadano perduti e restino sempre saldi nella memoria di ogni Cittadino.

1° agosto 2011

 

PostHeaderIcon Il gruppo di lavoro sui criminali stranieri si fa beffe della volontà popolare!

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Il 28 novembre 2010, il sovrano ha chiaramente accettato con il 52.3% di sì l'iniziativa popolare lanciata dall'UDC “per l'espulsione degli stranieri che commettono reati” e ha al contempo respinto con il 52.6% il relativo decreto federale (bocciato da tutti i cantoni), elaborato dal parlamento nel tentativo di contrastare l'iniziativa. Questo controprogetto è stato riconosciuto dal popolo come uno specchietto per le allodole, una versione annacquata dell'iniziativa che sostanzialmente non avrebbe inasprito il sistema vigente in materia di espulsioni.

Ora, a diversi mesi dalla votazione, il gruppo di lavoro del Dipartimento federale di giustizia e polizia istituito dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, composto da cinque avversari e due fautori dell'iniziativa, ha presentato il suo rapporto, proponendo quattro varianti per l’applicazione dell’iniziativa. Il gruppo di lavoro raccomanda di privilegiare le opzioni che rispettano il diritto internazionale non imperativo e basate sulla gravità della pena. In sostanza, esso chiede che l'espulsione venga pronunciata unicamente in caso di una condanna ad una pena privativa della libertà di almeno sei mesi, il che equivarrebbe a ridurre drasticamente il numero delle espulsioni e a svuotare di senso l'iniziativa: è palese infatti quanto la legislazione penale e i tribunali elvetici siano buonisti e permissivi! Tale richiesta corrisponde a grandi linee a quanto proposto nel controprogetto rifiutato in votazione, e farebbe entrare dalla finestra ciò che il popolo non ha voluto far entrare dalla porta! Inoltre, la clausola del rispetto del diritto internazionale non imperativo proposta dal gruppo di lavoro non farebbe altro che restringere le possibilità di espulsione di un criminale straniero. Al fine di garantire i diritti intangibili di queste persone è sufficiente il rispetto dello ius cogens, ovvero di quel nucleo di norme internazionali di natura imperativa che non possono in nessun caso essere violate. Occorre ricordare che l’iniziativa rispetta pienamente il diritto internazionale cogente. Il progetto di modifica del Codice penale presentato inizialmente dai due rappresentanti UDC nel gruppo di lavoro sottolineava d’altronde chiaramente all’art. 73quinquies il fatto che un’espulsione non potesse prevalere sul diritto internazionale imperativo, e ricordava quali esempi il divieto della tortura, del genocidio, della schiavitù, nonché il divieto dell’espulsione verso uno stato nel quale la persona rischia la tortura o la morte (principio del non refoulement, cfr. http://www.svp.ch/display.cfm/id/101439).

Dopo la votazione sull'iniziativa contro l'edificazione di minareti, che da novembre 2009 vaga tra Berna e Strasburgo in attesa di una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, assistiamo quindi ad un nuovo tentativo dei partigiani del politicamente corretto di mistificare la realtà e di farsi beffe della volontà popolare chiaramente espressa in occasione della votazione del 28 novembre 2010. Chi ha votato in favore dell’iniziativa, e chi ha a cuore il rispetto della volontà popolare, ne prenda atto e ne tragga le dovute conclusioni.

29 giugno 2011

 

Pubblicato sul Corriere del Ticino del 4 luglio 2011, su Ticinonews, TicinoLibero, Ticinonline, Giornale del Popolo del 4 luglio 2011 e La Regione del 5 luglio 2011.

 

PostHeaderIcon "Su alcuni punti non si può transigere"

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Intervista su TicinoLibero


Un giovane che si sta distinguendo all’interno dell’UDC è senz’ombra di dubbio Luca Paltenghi. Attivo non solo nel partito cantonale, ma anche a livello nazionale, come segretario generale dei Giovani UDC svizzeri.


L’UDC sembra non fermarsi mai. I sondaggi dicono che ad ottobre potrebbe addirittura superare il 30% dei voti. E questo dopo che Blocher è stato estromesso dal Consiglio federale.
Indubbiamente l’esclusione di Blocher dal governo, avvenuta nel 2007, è stata vissuta come un atto di forza, un complotto contro l’UDC. Ma al di là di questo, va detto che il nostro partito affronta tematiche importanti e sentite, come l’immigrazione, la criminalità straniera (ma anche svizzera), la problematica di un codice penale troppo poco dissuasivo e severo. Sono tematiche che avvicinano nuovi elettori all’UDC. Anche la questione dell’adesione all’Unione europea, secondo un recente sondaggio caldeggiata soltanto dal 19% degli interrogati, un minimo storico: l’UDC si è sempre battuta contro. E questo nonostante la nascita del Partito borghese democratico, il PBD di Eveline Widmer-Schlumpf, che si pensava potesse eroderci qualche punto percentuale. E invece no, non sembra sia così. Ma alla fine quello che conterà sono i risultati che scaturiranno dalle urne, e quelli li sapremo solo ad ottobre.

Di primo acchito l’UDC sembra un partito granitico, compatto. Ma a guardare meglio, si scopre che anche voi avete due ali, una più nazionalista e una più economica. Lo si è visto molto bene con la commissione d’inchiesta su UBS. All’inizio il partito sembrava favorevole, ma all’ultimo secondo ha cambiato idea, suscitando le proteste di Yvan Perrin e Oskar Freysinger.
Che ci siano due ali è indubbio, anche se sono meno evidenti che negli altri partiti. Ma soprattutto sono meno diverse fra di loro, rispetto ad esempio alla differenza che intercorre fra le ali del PRD. È chiaro che l’ala legata al mondo economico, imprenditoriale, finanziario è importante. In questo caso da lei citato l’ala nazionalista si è rivoltata alla scelta del partito. Non conosco esattamente i motivi che hanno portato una parte del gruppo parlamentare a questa scelta, posso però dirle che personalmente ero favorevole alla linea che voleva una commissione parlamentare d’inchiesta per chiarire le modalità e le responsabilità nella consegna alle autorità statunitensi dei dati relativi ai clienti americani di UBS. Posso anche dirle che sono altrettanto favorevole ad una maggiore sensibilità all’interno del partito verso quella che Freysinger ha definito “una corrente che su alcuni punti non può transigere” e che non si piega sempre a quanto chiede la Bahnhofstrasse.

Il tema del momento è l’uscita della Svizzera dal nucleare. Il PLR, tradizionalmente pro nucleare, dopo qualche tentennamento ha deciso che era il caso di modificare il proprio orientamento sul tema. Malgrado l’impopolarità dell’atomo, come mai invece l’UDC rimane ostile ad un abbandono delle centrali nucleari?
Ma noi non siamo per forza favorevoli al nucleare, il problema è che prima bisogna sviluppare delle alternative. Bisogna sviluppare l’eolico, anche se magari in Svizzera il potenziale non è elevatissimo, l’idroelettrico, … il Consiglio federale invece ha deciso di principio di uscire, ma senza sapere come garantire l’approvvigionamento energetico.

Ma c’è chi sostiene che proprio perché si è deciso di abbandonare il nucleare si dovrà gioco forza investire con più convinzione nelle alternative, non crede?
Il problema è che manca una strategia in questo senso. Con il rischio di trovarci confrontati ad una penuria d’energia, ed essere costretti ad importarla. E questo senza sapere da dove arriva, magari ancora da centrali nucleari o da centrali a carbone di vecchia generazione, con costi più elevati. Quella del Consiglio federale è stata una decisione emotiva, sulla scia di quanto successo in Giappone.

Parliamo di Ticino. Alle cantonali avete praticamente marciato sul posto, mantenendo lo stesso numero di deputati in Gran Consiglio. E questo malgrado un’importante campagna, quella di “Balairatt”. Non pensa che voi avete pagato la campagna, ma che a beneficiarne sia stata la Lega?
La Lega è stata indubbiamente abile nel salire sul carro delle problematiche sollevate dalla campagna “Balairatt”. Anche se non abbiamo la controprova che facendo un diverso tipo di campagna avremmo potuto fare meglio o peggio.

Anche il fatto che non vi siete presentati per il Consiglio di Stato vi può aver penalizzato in termini di visibilità?
In parte potrebbe anche essere. Anche se non è solo presentando una lista per il Consiglio di Stato che si sarebbero potuti ottenere risultati migliori. In questo senso i risultati di Forza civica, che si è presentata anche per il Consiglio di Stato, sono lì da vedere.

E allora come mai in Ticino l’UDC non cresce?
Anche a Ginevra il Mouvement des citoyens genevois (MCG) è cresciuto molto a scapito dell’UDC. Sono forze politiche regionalistiche, maggiormente radicate ad un territorio specifico, che su certi temi pescano nel nostro stesso bacino. E lo fanno usando toni forti, ad esempio facendo sparate come quella della costruzione di un muro al confine o quella di mettere la dogana ad Airolo. Chi fa discorsi in maniera diversa e più costruttiva ne risulta penalizzato.

Voi avete fatto l’alleanza con la Lega per le cantonali con lo scopo di fare la congiunzione alle federali, in modo da poter conquistare il tanto agognato seggio in Consiglio nazionale. E se invece, alla luce dei risultati alle cantonali, la Lega facesse due seggi e l’UDC nessuno?
In base ai numeri delle elezioni cantonali potrebbe anche essere. Attenzione però al fatto che per il Consiglio di Stato, i voti dell’UDC sono confluiti sulla lista della Lega. Inoltre, va anche detto che di solito alle elezioni federali l’UDC va meglio rispetto alle cantonali e la Lega peggio. E poi penso che l’elettorato vorrà mandare a Berna qualcuno che sia integrato nel partito nazionale. Il rischio c’è. Ma se invece la Lega facesse due seggi e noi uno?

Altri partiti stanno pensando di presentare anche una lista giovani. Anche voi?
Non penso, ma l’idea sarebbe quella di avere perlomeno due o tre giovani nella lista dell’UDC.

E lei sarà candidato?
Non lo so. Ci sto pensando.

Morisoli esce dal gruppo PLR, Idealiberale un po’ chiude e un po’ no, Moor esce dal PPD, Ina Piattini passa nelle vostre fila. Vi state preparando ad accogliere tutti i transfughi?
Morisoli e Moor li vedrei bene, penso che le porte siano aperte. Magari meno per i vari Righinetti o Bobbià, che essendo già stati in Gran Consiglio non penso abbiano più voglia di rimettersi in gioco, sicuramente volti più giovani potrebbero essere più motivati. Il passo fatto da Ina Piattini potrebbe incoraggiare altri a fare lo stesso passo, ma non so se sono in corso delle trattative con altri.

27 maggio 2011

 
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