LUCA PALTENGHI

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Opinioni

PostHeaderIcon Chiedere un seggio nel Consiglio di sicurezza dell'ONU equivale a sotterrare definitivamente la neutralità elvetica

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Il Consiglio federale ha deciso oggi di proporre la Svizzera quale candidato per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU per il 2023-2024. Tale decisione non è che l'ennesimo attacco alla già martoriata neutralità elvetica, attacco che indubbiamente parte ancora una volta dalla presidente e ministro degli esteri Micheline Calmy-Rey.

Far parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU significa prendere parte a decisioni militari quali boicottaggi e operazioni di guerra: già nel 1981, quando la Svizzera cominciava, ahinoi, la procedura verso l'adesione all'ONU, il Consiglio federale in un suo rapporto concludeva che "le misure militari, che il Consiglio di sicurezza può ordinare secondo l'articolo 42 (della Carta dell'ONU), sono fuori questione per uno Stato neutrale per la semplice ragione che esse sono in contraddizione con il diritto della neutralità". Ora, in questi ultimi vent'anni sicuramente non è cambiata la definizione di neutralità, né sono cambiate le regole internazionali che la definiscono. Nemmeno sono cambiati i poteri attribuiti al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Perché quindi il nostro governo vuole farci credere che possiamo far parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU, senza intaccare la nostra neutralità? Semplicemente perché questo Consiglio federale sempre più allo sbando tiene più a fare bella figura a livello internazionale, inchinandosi ai voleri delle nazioni che comandano nel Consiglio di sicurezza dell'ONU (e che dispongono di un assurdo diritto di veto), piuttosto che ai valori fondanti del nostro stato, di cui la neutralità fa parte. Il tutto avviene con il beneplacito di tutto lo schieramento politico, ad eccezione ovviamente di noi dell'UDC, a beneficio di pochi "illuminati", e a grande danno della sicurezza di molti, a danno del popolo che in questo affare non ha voce in capitolo.

 

12 gennaio 2011

 

PostHeaderIcon Il partito di famiglia

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Prendo spunto per questa riflessione dall'editoriale odierno del Corriere del Ticino, in cui Giancarlo Dillena ricorda il partito-famiglia, sotto il cui colore politico una persona nasceva e restava per tutta la vita. "Non cade foglia, che il partito non voglia", questo il detto ricordato dal direttore del Corriere.

Durante tutto il secolo scorso, se la famiglia Tal dei tali votava il partit da l'umbrela, tutta la discendenza doveva votare il partit da l'umbrela. Guai a sgarrare. La situazione sembra essere cambiata negli ultimi vent'anni con la nascita di movimenti e partiti più o meno seri e più o meno duraturi. Il segreto dell'urna è diventato un po' più segreto e pian piano il cittadino-elettore non si sente più obbligato a votare per tutta la vita per lo stesso partito. Molta strada resta però ancora da fare. Ancora oggi, fare parte di alcuni partiti è più conveniente di altri: a dominare è sempre la Triplice Alleanza PS-PPD-PLR, che all'occasione può dare una mano o proporre qualche posto di lavoro interessante. In questo modo, qualche cittadino tentato dal votare altri partiti, si schiera ancora con i tre partiti storici, con buona pace dei partiti minori che non hanno posti interessanti da proporre. È un peccato, perché sarebbe bello essere giudicati per le proprie qualità e non per le proprie idee politiche. Forse, se la nostra generazione si impegnerà in questo senso, qualcosa potrà cambiare almeno per i nostri figli.

 

12 gennaio 2011

 

PostHeaderIcon Il business dei vaccini contro l'influenza suina

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La Confederazione ha annunciato ieri di aver distrutto la bellezza di 3.5 milioni di dosi di vaccino contro l'influenza suina; meno di un vaccino su cinque è stato utilizzato. I vaccini distrutti hanno un valore complessivo di 41 milioni di franchi. 41 milioni di franchi andati in fumo, o meglio finiti nelle tasche delle solite multinazionali che hanno prodotto i medicamenti.

Lo scorso anno, quando l'influenza suina si stava avvicinando, le autorità erano in allarme e avevano gettato nel panico la popolazione, paventando un numero altissimo di contagi e di decessi dovuti all'influenza. Alla prova dei fatti, la suina si è dimostrata un'influenza poco più potente delle altre influenze invernali, che ha colpito come d'abitudine le persone più deboli (anziani, bambini e malati in primis). L'acquisto dei vaccini a cosa è servito dunque? Giusto essere preparati in caso di evenienza, ma da più parti si levavano voci critiche sull'effettiva gravità dell'influenza... Ed ora, passata la tempesta, abbiamo la prova che i nostri soldi sono stati spesi inutilmente... Meditiamo, meditiamo...


10 gennaio 2011

 

PostHeaderIcon La segnaletica stradale si fa snella, moderna e politicamente corretta

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Il Consiglio federale ha posto in consultazione fino al 15 maggio 2011 la revisione totale dell’ordinanza sulle norme della circolazione stradale (ONC), in vigore dal 1962, e l’ordinanza sulla segnaletica stradale (OSStr), in vigore dal 1979. Lo scopo dichiarato è quello di rendere le norme più chiare e comprensibili, sottoporre alcuni segnali ad una modernizzazione grafica ed abrogarne alcuni altri. Indubbiamente uno scopo lodevole, in una selva di cartelli obsoleti e di norme che hanno reso le due ordinanze poco sistematiche e comprensibili.

Vi sono però alcuni aspetti di questa modernizzazione che mi lasciano perplesso. Le prime due perplessità sono forse piccolezze e non hanno impatto sulla circolazione stradale, la terza perplessità invece è decisamente più grande.

Innanzitutto, la grafica dei segnali stradali dovrà essere adattata ai tempi che corrono e le persone dovranno essere “raffigurate in modo sessualmente neutro”. Non si sa mai che qualche femminista post-sessantottina si senta turbata e discriminata dai cartelli e decida di ricorrere fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione dell’art. 8 della Costituzione federale sull’uguaglianza giuridica.

Inoltre, il segnale “Funzioni religiose” non viene più contemplato negli avamprogetti delle ordinanze poiché esso non ha rilevanza dal punto della circolazione stradale. D’accordo, ci sta. Esso potrà tuttavia essere mantenuto ed utilizzato come “annuncio”, a patto che non comprometta la sicurezza stradale. A parte che mi si deve spiegare come un cartello possa compromettere la sicurezza, scommettiamo che a breve qualche post-sessantottino allergico all'incenso si lamenterà dicendo che sono cartelli ormai inutili e che vanno tolti?
Les Enfers
Da ultimo, la chicca, la geniale proposta per “eliminare un unicum elvetico” e “conformarsi alla regolamentazione vigente nel resto dell’Europa”: il limite di velocità di 50 km/h dovrà essere valido già a partire dal segnale indicante la località e non più dal segnale “Velocità massima 50, Limite generale”. A parte il fatto che non mi risulta che la regola che il cartello di località indica automaticamente il limite di velocità sia valida in tutta Europa (o, almeno, la regola non è rispettata ovunque), è facile prevedere l’ennesimo abbassamento di velocità sulle strade cantonali. Su quelle poche strade principali su cui attualmente si circola ancora a 60 km/h, vedremo scendere il limite a 50 km/h, senza che vi sia alcuna ragione legata alla sicurezza.

La mia speranza è che da qui al 15 maggio 2011 qualcuno abbia qualcosa da obiettare su queste modifiche, in particolar modo sulla terza.


7 gennaio 2011

 

PostHeaderIcon La memoria corta di Darbellay

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Intervistato per il Telegiornale della RSI, il presidente del PPD Christophe Darbellay ha parlato di "un'alleanza contronatura tra PS e UDC che non fa andare avanti il paese".

Forse a Darbellay fa difetto la memoria e non ricorda che nel 2007 fu un'alleanza tra il suo PPD e il PS ad estromettere Christoph Blocher dal governo e a rompere così la concordanza, e fu lui stesso uno degli ideatori di quest'alleanza contronatura, per riprendere le sue stesse parole.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra...


6 gennaio 2011

 
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