LUCA PALTENGHI

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Opinioni

PostHeaderIcon Rivedere gli accordi bilaterali

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Micheline Calmy-Rey, presidente della Confederazione nel 2011, ha dichiarato in un'intervista che nel suo anno di presidenza lavorerà per migliorare e approfondire i rapporti della Svizzera con l'Unione europea. Una maggiore dinamicità degli accordi bilaterali non va ottenuta a scapito della nostra sovranità e della democrazia diretta.

All'apparenza sono belle parole quelle della nostra ministra degli esteri, ma si sa che spesso tra il dire e il fare c'è di mezzo "e il". È ormai chiaro a tutti, o perlomeno a chi non vive con il paraocchi ideologico, che gli attuali accordi bilaterali hanno fallito e che vanno rivisti. In particolare, la libera circolazione sta portando criminalità da est e un numero di lavoratori frontalieri molto superiore a quanto richiesto dal mercato del lavoro elvetico. Ridicole a tal proposito sono le reazioni che arrivano da oltre confine alla campagna di balairatt.ch, rea di aver sollevato problemi importanti, con politicanti vari che ci accusano di non rispettare gli accordi bilaterali e richiedono addirittura al Consiglio europeo e alla Commissione europea di intervenire! Ovvio quindi che una delle priorità del nostro governo dovrà essere quella di migliorare i rapporti con l'UE; e questo miglioramento non può che passare tramite un'approfondita discussione che riguardi la revisione degli accordi bilaterali! Essi vanno rinegoziati, in modo che "bilaterali" non resti solo un aggettivo accostato casualmente al sostantivo "accordi", ma che definisca veramente quelli che sono gli accordi tra il nostro paese e l'UE, ovvero degli accordi da cui tutte le parti traggono giovamento. Attualmente, invece, gli accordi sono unicamente unilaterali e favoriscono la sola UE, in primis i paesi che confinano con la Svizzera.

La futura presidente della Confederazione, che già non gode più di grande sostegno tra la popolazione e tra i parlamentari (ne è prova la sua elezione a presidente con il peggior risultato di sempre), farebbe quindi bene ad impegnarsi in questo senso per migliorare i rapporti Svizzera-UE. Che non si azzardi a proporre soluzioni alternative, per esempio avvicinandosi alle richieste di Bruxelles che chiede un abbandono degli accordi bilaterali e l'adesione del nostro paese ad un'entità sovranazionale ormai fallità e senza legittimità democratica come l'UE! Ministro avvisato, mezzo salvato!

28 dicembre 2010

 

PostHeaderIcon Fieri della nostra "democrazia alpina frustrante"!

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U$A

La pentola a pressione di Wikileaks è scoppiata qualche giorno fa ed ha coinvolto, seppur marginalmente, anche la Svizzera.

Secondo i dati rivelati dall'organizzazione di Julian Assange, l'ambasciatore americano in Svizzera Peter Coneway avrebbe definito la Svizzera una "democrazia alpina frustrante"! Certo, per i paladini della democrazia à la carte esportata a suon di bombe e applicata in casa propria in modo arbitrario, dev'essere frustrante sapere che al mondo esiste un paese in cui è il popolo che ha l'ultima parola, in cui il sovrano non è il governo, non è il parlamento: è il popolo.

Troppo spesso ci dimentichiamo di questo grande valore che ci rende unici al mondo. Dobbiamo invece andarne fieri, e difenderlo contro gli attacchi di chi vuole imbavagliarlo, relegando la democrazia semi-diretta ad uno strumento in mano al governo.

1° dicembre 2010

 

PostHeaderIcon 28 novembre 2010: io voto così

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Votazioni federali

Iniziativa popolare «Per l'espulsione degli stranieri che commettono reati (Iniziativa espulsione)»:

Decreto federale concernente l'espulsione e l'allontanamento, nel rispetto della Costituzione federale, degli stranieri che commettono reati (controprogetto all'iniziativa popolare «Per l'espulsione degli stranieri che commettono reati [Iniziativa espulsione]»): NO

Domanda sussidiaria: Iniziativa

«Iniziativa per imposte eque»: NO


Votazioni cantonali

Legislazione sul pubblico impiego; revisione parziale della Legge sull'Ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti (LORD) e della Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti (LStip):

Giurati popolari; abrogazione dell'articolo 36 capoverso 1 lettera h e dell'articolo 76 capoverso 2 della Costituzione cantonale riguardanti la figura del giurato popolare: NO


26 novembre 2010

 

PostHeaderIcon A lezione di diritti umani...dagli U$A?

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Qualche giorno fa mi è capitato di leggere sui giornali del consueto rapporto annuale sui diritti umani del Ministero degli esteri statunitense. Anche quest'anno la Svizzera fa parte dei paesi in cui, secondo cui gli USA, viene violata la libertà di religione; in particolare l'iniziativa che vieta la costruzione di minareti, accettata dal popolo lo scorso anno, metterebbe a rischio i diritti della minoranza musulmana.

Siamo alle solite! Tralasciando il fatto che, come è stato ripetuto fino alla nausea, la libertà di culto non è assolutamente intralciata dal divieto di edificazione di minareti, gli USA si ergono a paladini della democrazia e dei diritti umani in tutto il globo, dimenticando che sono loro i primi che da sempre calpestano i diritti delle minoranze, dimenticando che sono loro che da anni operano una crociata non contro una minoranza musulmana, bensì contro interi paesi islamici! È proprio il caso di dire che un bel tacere non fu mai scritto!


22 novembre 2010

 

PostHeaderIcon Il Ticino prenda esempio dal Vallese!

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Lo scorso weekend, trovandomi nelle terre del Vieux-Pays in veste di spettatore del Rally del Vallese, mi è capitato di leggere un articolo sul Le Matin in cui si parlava delle ricadute economiche del rally.

Secondo François Seppey, direttore del Servizio per lo sviluppo economico del canton Vallese, e Christian Dubuis, organizzatore della manifestazione, il Rally del Vallese è uno degli eventi più importanti del cantone, secondo solo all’Open di golf di Crans e alle gare di Coppa del mondo di sci, e addirittura primo quanto al numero di spettatori: ben 100'000 in 3 giorni. Inoltre, le ricadute dirette per l’intero cantone si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi, mentre squadre estere arrivano a spendere 10'000 franchi solo per l’alloggio. L’evento riveste un’importanza capitale per il cantone che contribuisce alle spese con 100'000 franchi e con prestazioni in natura tramite il Servizio delle strade, la polizia o la Protezione civile.

Se ci spostiamo in Ticino, troviamo una situazione ben differente: manca del tutto la volontà politica di sostenere un evento quale il Rally del Ticino. Da qualche anno, infatti, il nostro rally è confinato sulle strade militari del Monte Ceneri, un po’ come i Nativi americani nelle riserve. Certo non possiamo paragonare il nostro rally a quello vallesano, ma qualche anno fa anche il Rally del Ticino faceva parte di un campionato internazionale e richiamava moltissimi spettatori e piloti dall’estero. È forse chiedere troppo che esso si svolga sulle strade normali e che il cantone lo sostenga, invece di ostacolarne lo svolgimento riducendolo a una prova di poche decine di km? E poi ci si stupisce che il settore turistico langue e i pernottamenti sono costantemente in calo…

2 novembre 2010

Pubblicato su Giornale del Popolo e La Regione

 
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