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Intervento alla conferenza stampa del 14 febbraio 2012, in qualità di copresidente del comitato ticinese contro il prezzo fisso dei libri


Il Canton Ticino ha sempre goduto di prezzi dei libri liberi da ogni regolamentazione, a differenza della Svizzera romanda e della Svizzera tedesca dove il prezzo fisso era in vigore rispettivamente fino all’inizio degli anni ’90 e fino al 2007.

In Ticino, per i libri in lingua italiana non vi è un vero e proprio importatore di libri dalla vicina Italia; questo ruolo viene assunto direttamente dalle librerie: in particolare, vi sono alcune librerie di media grandezza, e diverse di piccola grandezza, i cui titolari si recano direttamente presso gli editori italiani per ritirare i propri ordini. Il libraio ticinese paga il prezzo in euro stampato sul libro (con uno sconto di circa il 30% sui libri evasi), paga l’IVA e lo sdoganamento e stabilisce un tasso di cambio euro-franco, che generalmente viene accettato senza un accordo esplicito da tutti i librai della zona, con l’eccezione del Mendrisiotto dove il tasso di cambio è generalmente più basso a causa della vicinanza con l’Italia.

I libri in lingua tedesca o francese vengono invece forniti alle librerie ticinesi da un importatore (spesso straniero) che acquista i libri in Germania e in Francia ed applica alla libreria ticinese un tasso di cambio euro-franco più alto. Ovviamente, per poterci guadagnare, l’importatore deve applicare un prezzo più alto al libraio ticinese rispetto a quanto ha pagato all’editore. Sarà poi il libraio ticinese a stabilire il prezzo nella sua libreria.

Con l’introduzione della Legge sul prezzo fisso dei libri, non si farebbe che rafforzare la situazione di predominio del mercato dei librai di media grandezza ticinesi. Infatti, la legge prevede che siano gli editori o gli importatori stessi a fissare il prezzo fisso del libro, il che si tradurrebbe in una sorta di cartello. I librai ticinesi si recheranno sempre in Italia per l’acquisto di libri in lingua italiana, con l’editore italiano che avrà la possibilità di discriminare il prezzo del libro per la Svizzera e di fissarlo già più in alto in partenza. Il libraio potrà poi fissare un cambio euro-franco senza un tetto massimo, che sarà gioco forza stabilito dai librai più importanti, a danno di quelli più piccoli.

Inoltre, nel caso dei libri in lingua straniera, sarà l’intermediario ad avere il potere di fissare il prezzo a cui il libraio ticinese dovrà vendere i libri. In questo modo, l’importatore guadagnerà non tanto in termini di denaro, quanto in termini di controllo del mercato e di potere.

Rispetto alla situazione attuale, vi sarebbe inoltre un peggioramento dettato dal fatto che la libreria potrebbe offrire ai propri clienti uno sconto massimo del 5% rispetto al prezzo imposto, ciò a tutto svantaggio del consumatore che si troverebbe a pagare prezzi ancora più alti rispetto ad ora. Potranno essere fatte eccezioni unicamente per le biblioteche e le scuole. Il consumatore si troverà in particolare a dover pagare di più per i best-seller, in quanto questi non potranno più essere venduti con degli sconti favorevoli.

Il prezzo fisso del libro va esattamente nella direzione opposta rispetto a quanto necessiti il mercato ticinese del libro: invece di vedere la comparsa di nuovi e solidi librai e importatori in grado di farsi concorrenza, andremmo pian piano verso un regime di monopolio o quasi monopolio di pochi attori del mercato, che potrebbero fissare liberamente i prezzi dei libri, togliendo quasi ogni margine di manovra alla piccola libreria ticinese. È falso quindi affermare che il prezzo fisso del libro favorirà le piccole librerie, è vero anzi il contrario! A parità di prezzi, è facile affermare che il consumatore non cercherà la piccola libreria, ma comprerà i libri nella grande libreria o addirittura in un grande magazzino.


14 febbraio 2012

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