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Ho letto sul Corriere del Ticino un intervento del responsabile regionale di syndicom Angelo Zanetti in favore della legge sul prezzo fisso dei libri cui mi sembra doveroso replicare.

Sgombriamo innanzitutto il campo da ogni dubbio: i “giovani rampanti” di UDC, PLRT, PPD e Lega che la scorsa settimana hanno presentato le loro argomentazioni contro il prezzo fisso dei libri non hanno ricevuto finanziamento alcuno da parte di Migros o altri sostenitori del referendum; al contrario il comitato ticinese contro questa legge è stato costituito spontaneamente da persone che vedono questo progetto come nato vecchio e inadeguato per lo scopo che si prefigge di raggiungere. Posso affermare con certezza ciò in quando assieme a Mattia Pedetti, Giovanni Poloni, Amanda Rückert e al consigliere nazionale Ignazio Cassis sono co-presidente di questo comitato.

Se da un lato siamo tutti d’accordo sul fatto che il libro sia un bene culturale da salvaguardare, d’altro canto è altrettanto chiaro che il monopolio di librai e importatori farà salire il prezzo dei libri e porterà alla chiusura di diverse piccole librerie. Inoltre, da che mondo è mondo, un monopolio non è mai servito a fare gli interessi dei consumatori. Se ne sta accorgendo l’Italia, che da un regime di prezzo fisso sta andando verso un mercato del libro più aperto e liberale.

Per restare alle nostre latitudini, il prezzo fisso dei libri, con la possibilità di offrire uno sconto massimo ridicolo del 5% (su un best-seller, un franco o poco più!) darebbe potere agli importatori stranieri che offrono libri in lingua francese o tedesca e ai librai ticinesi più forti che riuscirebbero ad imporre i loro prezzi a tutte le librerie per i libri in lingua italiana. Infatti, sono i librai ticinesi che si recano direttamente dagli editori italiani a ritirare i propri ordini e che fissano più o meno tacitamente un cambio euro-franco, con l’eccezione del Mendrisiotto dove i librai, data la vicinanza con l’Italia, fissano un cambio più basso. Con l’introduzione del prezzo fisso del libro saranno i librai più forti a fissare un cambio senza un tetto massimo e ad imporre un prezzo alle piccole librerie, togliendo loro ogni margine di manovra. È falso quindi affermare che il prezzo fisso del libro favorirà le piccole librerie, è vero anzi il contrario! A parità di prezzi, è facile affermare che il consumatore non cercherà la piccola libreria, ma comprerà i libri nella grande libreria, in un grande magazzino, o addirittura oltreconfine.

Ricordo inoltre che il Ticino ha sempre goduto di prezzi dei libri liberi da ogni regolamentazione: come si fa quindi ad affermare che se la legge fosse bocciata dal popolo persone ed apprendisti che lavorano nelle librerie perderebbero il posto di lavoro? Non è forse demagogia questa? In verità la situazione non peggiorerebbe certo rispetto ad oggi se la legge venisse respinta!

Altra questione spinosa sul tavolo, il vincolo del prezzo fisso può decadere se è stato venduto per almeno 18 mesi. Per un best-seller si tratta di un’eternità: provi il lettore a pensare se aspetterebbe un anno e mezzo dopo l’uscita per comprarsi l’ultimo libro della serie di Harry Potter o l’ultimo romanzo di Stephen King, quando finalmente sarà libero dal vincolo del prezzo fisso, ma ormai fuori moda!

Infine, la legge non prende assolutamente in considerazione gli e-book o il commercio online che andranno ad occupare uno spazio importante in futuro: si tratta di una grave mancanza in quanto una legge deve essere pensata per gli anni a venire, non solo per l’immediato!

Per questi motivi è importante votare no alla legge sul prezzo fisso dei libri il prossimo 11 marzo.

Pubblicato sul Corriere del Ticino del 3 marzo 2012

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