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Il 1º agosto, oltre che un momento di festa, dovrebbe anche essere l'occasione per riflettere sui valori che in 721 anni hanno fatto della Svizzera un paese sovrano, libero, federalista, neutrale e democratico.

Un paese sovrano perché quelle pronunciate nel 1291 sul Rütli non sono parole vuote, ma hanno ancora oggi grande valore e sono estremamente attuali.

Un paese libero perché nel 1315 al Morgarten, nel 1386 a Sempach e nel 1388 a Näfels i fanti svizzeri sconfissero le truppe asburgiche per difendere quanto faticosamente conquistato e ottenuto dall'Impero.

Un paese federalista perché a differenza di stati a noi vicini la Svizzera è una Willensnation, in cui le quattro culture e le quattro lingue hanno deciso volontariamente di convergere. Il motto "Liberi e Svizzeri" dei Volontari Luganesi risuona ancora forte e chiaro.

Un paese neutrale perché il principio sancito nel 1515 all'indomani della battaglia di Marignano, confermato nel 1674 dalla Dieta federale e riconosciuto a livello internazionale nel 1815 nel riordino seguito alla sconfitta di Napoleone, non è ignavia ma un valore che nei secoli ci ha messi al riparo da terribili tragedie.

Un paese democratico perché è il popolo ad avere l'ultima parola e questo è il vero fulcro del sistema politico elvetico.

Sono ancora attuali questi valori? Per molti Svizzeri sì, anche se purtroppo l'attualità politica ci induce a credere il contrario. Di esempi ve ne sono a bizzeffe. La nostra sovranità è estremamente minacciata in questi mesi in materia di segreto bancario: gli accordi fiscali con Germania, Austria e Regno Unito violano la sfera privata dei clienti esteri delle nostre banche, rendendoci di fatto dei semplici esattori fiscali per stati che non sanno svolgere il proprio lavoro, senza garantire peraltro alcuna reciprocità. L'unico modo per evitare questa situazione è firmare il triplo referendum promosso dall'ASNI e dai Giovani UDC Svizzera.

Il Consiglio federale non perde poi l'occasione per avvicinarci all'Unione europea mediante vari sotterfugi: accordi settoriali come quello nel campo dell'energia, ripresa automatica del diritto europeo, sanzioni in caso di mancata ripresa del diritto o della giurisprudenza UE, estensione della libera circolazione, ovvero tutti accordi che ci renderebbero schiavi di Bruxelles e ci farebbero perdere la nostra libertà.

Il federalismo in troppi casi viene accantonato in favore di centralizzazioni di competenze alla Confederazione, a detrimento dei cantoni che si vedono limitati nella loro autonomia. La nostra neutralità permanente e armata è stata strapazzata negli scorsi anni da ministri degli esteri che sono riusciti a spedire i nostri soldati all'estero con l'alibi delle missioni di pace, che hanno fatto entrare il nostro Paese nell'ONU con la speranza ora di entrare pure nel Consiglio di sicurezza e che si sono affrettati a riconoscere l'indipendenza del Kosovo prima di qualsiasi altro stato.

La democrazia diretta, infine, è nel mirino di chi vorrebbe imporre tribunali costituzionali, verifica della costituzionalità delle iniziative popolari e di chi rifiuta di applicare iniziative approvate dal popolo adducendo scuse poco credibili quali il mancato rispetto del diritto internazionale. L'iniziativa sacrosanta che chiede l'espulsione dei criminali stranieri è tuttora in attesa di una legge d'applicazione soddisfacente in quanto il Consiglio federale tenta di far entrare dalla finestra quanto il popolo aveva bocciato in votazione, ovvero l'inefficace controprogetto. Questa situazione ha costretto l'UDC a lanciare un'iniziativa d'attuazione che chiede l'introduzione di una norma transitoria nella Costituzione che sia direttamente applicabile.

Di fronte a questi fenomeni è vitale cercare di conservare e tramandare i valori fondanti del nostro Paese, troppo spesso misconosciuti dal Consiglio federale e buona parte del Parlamento, affinché anche in futuro possiamo vivere in un paese sovrano, libero, federalista, neutrale e democratico.

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