Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 
AddThis Social Bookmark Button

Sono passati ormai un paio d’anni dalla campagna “Balairatt” volta a lanciare la campagna elettorale dell’UDC Ticino in vista delle elezioni cantonali prima e federali poi, campagna che scandalizzò non poco i benpensanti cantonticinesi, più impegnati a distorcere messaggi per lanciare accuse di razzismo e xenofobia che ad occuparsi dei problemi veri che attanagliano il nostro Cantone. In realtà, si è trattata di una campagna che ha anticipato la realtà e che ha messo la politica di fronte ad un problema che è tutt’oggi non risolto.

Ricordate qual era una delle cifre indicate sui manifesti? No? Ve lo dico io: “45'000 frontalieri”. Ventiquattro mesi dopo, la cifra ha ormai raggiunto la soglia dei 55'000, con un aumento mensile medio di oltre 400! La domanda che sorge spontanea è di sapere se l’economia ticinese ha prodotto in due anni 10'000 posti di lavoro andati tutti a frontalieri, oppure se per un lavoratore indigeno che lascia il posto di lavoro (o, peggio, viene licenziato) viene assunto un frontaliere. Notizie e dati a disposizione lasciano purtroppo presagire che la risposta corretta sia la seconda, ovvero che vi sia in atto un vero e proprio effetto di sostituzione finora sempre negato.

Il fenomeno è stato al centro di un interessante studio dell’Ufficio di statistica del Cantone Ticino intitolato “Libera circolazione: gioie o dolori?” presentato alcune settimane fa, il quale riporta dati che fanno sicuramente riflettere. La soppressione della priorità al lavoratore indigeno ha portato alla perdita di 40'000 posti di lavoro nelle zone di frontiera, e questo in quasi tutti i settori economici. Inoltre, parallelamente alla contrazione dell’impiego di lavoratori svizzeri (quasi 50'000 posti di lavoro in meno), vi è stato un aumento di posti di lavoro assegnati a donne straniere residenti (quasi 9'000 posti di lavoro).

Anche il Consiglio federale ha presentato più o meno nelle stesse settimane un suo studio nel quale si osserva che i lavoratori frontalieri presenti in Ticino sono un quinto di quelli presenti sull’intero territorio nazionale (252'000), rappresentando il 23.4% degli occupati del Cantone, percentuale ben più alta di quelle delle altre regioni di frontiera. Il Consiglio federale promette di "seguire con attenzione gli sviluppi nelle regioni a forte presenza di frontalieri", senza peraltro specificare quali misure intenda intraprendere. A tal proposito, il consigliere nazionale Pierre Rusconi ha depositato un’interpellanza urgente chiedendo maggiori spiegazioni su questo punto e sulle divergenze tra i due studi. Sarà interessante capire se anche a Berna ci si risveglierà dal torpore oppure se si preferirà proseguire sulla strada intrapresa, ovvero quella delle fette di salame sugli occhi.

Per contrastare il fenomeno in atto, a livello ticinese il gruppo UDC in Gran Consiglio ha portato una proposta concreta chiedendo tramite una mozione di elaborare per i posti di lavoro pubblici “un quadro normativo che favorisca l’assunzione dei disoccupati locali regolarmente iscritti ai diversi uffici regionali di collocamento e che percepiscono le indennità disoccupazione del nostro Paese”, sull’esempio di quanto introdotto dal Canton Ginevra.

Sono dell’opinione inoltre che per contrastare l’effetto di sostituzione dei lavoratori indigeni con lavoratori frontalieri e l’aumento costante del loro numero, assodato ormai anche nel settore terziario una volta considerato “bandita di caccia” del lavoratore ticinese, non si debba passare da misure di accompagnamento, salari minimi o divieti che tolgono flessibilità al mercato mettendo in difficoltà anche aziende che si comportano correttamente, bensì da un completo ripensamento della libera circolazione delle persone. Quando un paio di scarpe è rotto, è inutile continuare a risuolarlo: occorre comprarne uno nuovo.

Luca Paltenghi
Assistente parlamentare UDC TI

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna