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Lo scorso weekend, trovandomi nelle terre del Vieux-Pays in veste di spettatore del Rally del Vallese, mi è capitato di leggere un articolo sul Le Matin in cui si parlava delle ricadute economiche del rally.

Secondo François Seppey, direttore del Servizio per lo sviluppo economico del canton Vallese, e Christian Dubuis, organizzatore della manifestazione, il Rally del Vallese è uno degli eventi più importanti del cantone, secondo solo all’Open di golf di Crans e alle gare di Coppa del mondo di sci, e addirittura primo quanto al numero di spettatori: ben 100'000 in 3 giorni. Inoltre, le ricadute dirette per l’intero cantone si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi, mentre squadre estere arrivano a spendere 10'000 franchi solo per l’alloggio. L’evento riveste un’importanza capitale per il cantone che contribuisce alle spese con 100'000 franchi e con prestazioni in natura tramite il Servizio delle strade, la polizia o la Protezione civile.

Se ci spostiamo in Ticino, troviamo una situazione ben differente: manca del tutto la volontà politica di sostenere un evento quale il Rally del Ticino. Da qualche anno, infatti, il nostro rally è confinato sulle strade militari del Monte Ceneri, un po’ come i Nativi americani nelle riserve. Certo non possiamo paragonare il nostro rally a quello vallesano, ma qualche anno fa anche il Rally del Ticino faceva parte di un campionato internazionale e richiamava moltissimi spettatori e piloti dall’estero. È forse chiedere troppo che esso si svolga sulle strade normali e che il cantone lo sostenga, invece di ostacolarne lo svolgimento riducendolo a una prova di poche decine di km? E poi ci si stupisce che il settore turistico langue e i pernottamenti sono costantemente in calo…

2 novembre 2010

Pubblicato su Giornale del Popolo e La Regione