Finite le elezioni è tempo di bilanci. Lo sguardo è ora rivolto all’elezione del Consiglio federale. Ne abbiamo discusso con il segretario dei Giovani UDC svizzeri, nonché candidato al Consiglio nazionale fra le fila dell’UDC Ticino, Luca Paltenghi.
Luca Paltenghi, voi e la Lega al Consiglio degli Stati avete candidato Sergio Morisoli, che non è stato eletto. Forse, con i tempi che corrono, la scelta di candidare un neoliberista non era delle migliori, non crede?
Io trovo che si trattava comunque di un candidato che poteva rappresentare un’intera area,
dall’UDC alla Lega, fino ai liberali scontenti del loro partito. In questo senso era una
candidatura giusta. Sul fatto che non fosse il momento giusto per presentare un candidato neoliberista… francamente non lo so, è un’affermazione che mi lascia un po’ perplesso.
Allora, secondo lei, per quale ragione non ha sfondato?
Sicuramente ha saputo raccogliere un interessante numero di voti, anche rispetto a sei mesi fa quando si è presentato alle elezioni cantonali. C’è da dire che tutti i candidati erano molto competenti, al di là delle loro idee. Avevano tutti le carte in regola per ambire ad avere un seggio agli Stati. Adesso dire cos’è quel qualcosa in più che è mancato è difficile da dire. Bignasca ha detto che ha pagato dazio perché fino a pochi mesi fa era nei liberali, e quindi è stato visto come un voltamarsina: io sono un po’ scettico su questa
interpretazione, anche perché mi sembra che lui sia rimasto più o meno fedele alle sue idee, era il suo vecchio partito che stava prendendo un’altra direzione. Può darsi che in parte non sia piaciuto ad una certa frangia della Lega.
Si riferisce alle critiche che aveva avanzato Donatello Poggi?
Sì, in parte. Comunque si sa che c’è una parte dell’elettorato leghista che non si può propriamente definire un elettorato di destra o vicino agli ambienti liberali. Dall’UDC penso sia stato sostenuto da tutti o quasi, nella Lega forse c’era qualcuno che non vedeva così di
buon occhio la candidatura di Morisoli. Secondo me la candidatura era giusta e la persona competente.
Parliamo del suo di risultato. Lei era candidato al Consiglio nazionale. Qualcuno deve pur arrivare ottavo, e per l’UDC è lei che si è piazzato in questa posizione. È rimasto deluso?
No, deluso no. Innanzitutto perché abbiamo presentato una lista con nomi importanti, con
cinque granconsiglieri, una prima subentrante, un municipale, di Blenio ma comunque molto amato dalla componente agraria del partito (e infatti il suo risultato nelle zone rurali è stato eccezionale). Io sono partito non con un’ambizione di classifica, ma con quella prima di tutto di aiutare per quanto possibile il partito nell’ottenere questo benedetto seggio. Poi anche con l’ambizione di farmi un’esperienza, che per me è stata davvero un’esperienza arricchente, e con l’ambizione di farmi conoscere per il futuro, se avrò ancora il tempo e la voglia di fare politica a questi livelli. In particolare sono contento del risultato nel mio Comune, Magliaso, che mi lascia ben sperare in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Non mi aspettavo di fare chissà che cosa, i miei 6 mila voti e passa li ho presi, sono contento così. Se posso togliermi un sassolino dalla scarpa, a dispetto di persone che non avrebbero voluto vedermi in lista.
All’interno dell’UDC?
Anche all’interno dell’UDC. Ma i rosiconi ci sono ovunque.
Guardiamo avanti. Il suo partito rivendica con forza un secondo seggio in Consiglio federale. Lei che è anche segretario dei Giovani UDC a livello svizzero, avete già un’idea di chi sostenere?
A livello di giovani non è ancora stata presa una decisione sul nome da sostenere. La nostra convinzione è che i numeri ci danno ragione, abbiamo diritto ad un secondo seggio.
Per i nomi, si sono presentate per il momento un paio di candidature, ma non se n’è ancora discusso.
Ma appunto, ci sembra che l’UDC sia in ritardo. Il PSS, che deve sostituire Micheline Calmy-Rey, ha già chiuso le candidature e questa settimana dovremmo sapere chi – fra i quattro candidati – sarà proposto all’Assemblea federale. Dell’UDC si sa ancora poco o niente… .
È una strategia diversa, se non erro entro il 29 novembre i candidati devono presentarsi. I
nomi che si fanno sono il vodese Guy Parmelin, poi c’è Hannes Germann, da tempo si discute di Jean-François Rime. Penso che l’UDC voglia anche attendere la decisione del ticket socialista, perché se nel ticket socialista c’è anche un friborghese (Alain Berset, ndr.), è più difficile presentare una candidatura UDC friborghese. E questo anche se in teoria il secondo seggio UDC dovrebbe essere conquistato prima, dato che quello socialista sarà l’ultimo a venir eletto.
E una candidatura Borradori? Anche se leghista, potrebbe rappresentare l’UDC?
Potrebbe sicuramente essere una candidatura di area, che potrebbe andare bene all’UDC e al Ticino. Potrebbe essere un nome che riscuote consensi vista l’esperienza in Consiglio di
Stato e vista la sua area politica di appartenenza, e anche per il fatto che è una persona che sa trovare il consenso, non è su una linea “dura” di certi esponenti dell’UDC. Avrebbe tutte le carte in regola per presentarsi come candidato.
Per il Ticino però per il momento è candidata Marina Carobbio. Ticinese, ma di sinistra, lei come la vede?
A livello ideologico forse è troppo profilata. Se a Blocher si rimproverava di essere troppo profilato da una parte, lei su certi temi sicuramente è troppo profilata dall’altro. Da un punto
di vista delle competenze, e del fatto che il Ticino ha bisogno di un proprio rappresentante a
Berna, se dovesse essere presentata sul ticket socialista, indubbiamente potrebbe avere il
sostegno dei rappresentanti del Ticino. Dal mio punto di vista dico: a patto che lei sostenga
il raddoppio dell’UDC in Consiglio federale.
Questa mattina abbiamo riportato della notizia che Le Matin si schiera apertamente contro la possibile elezione di Marina Carobbio in Consiglio federale. Cosa ne pensa?
Quando l’ho letto mi ha dato fastidio. Da noi si dice che sono gli svizzero-tedeschi che ce l’hanno contro il Ticino, ma quando c’è l’occasione sono i romandi che si vogliono tenere
per loro quello che hanno, e del Ticino se ne fregano. L’affermazione secondo cui la
Romandia produce un quarto del PIL, che hanno 1,7 milioni di abitanti, che devono sviluppare le loro infrastrutture ferroviarie, … sembra che sia tutto molto più importante del Ticino, e che il Ticino non ha problemi che debbano essere portati a Berna.