TicinoLibero – Paltenghi dalla parte di Freysinger: “bambini sans papier, lo Stato di diritto tollera situazioni di illegalità”

Luca Paltenghi, già segretario dei Giovani UDC a livello svizzero, a colloquio sulla proposta-choc di Freysinger, che vorrebbe che le scuole non accogliessero più i figli dei sans papier.

Luca Paltenghi, Oskar Freysinger non ne vuole più sapere dei bambini sans papier nelle scuole. Cosa ne pensa?
«Innanzitutto si pone la questione della legalità. Concordo con Freysinger sul fatto che se si tollerano queste situazioni, significa che lo Stato di diritto tollera situazioni di illegalità».

Questo significa che i docenti dovrebbero trasformarsi in poliziotti, denunciando casi a loro noti alle autorità?
«Evidentemente non è il compito principale dei docenti di trasformarsi in poliziotti, ma se vengono a conoscenza di situazioni di questo tipo certamente. Chiaramente essendo coinvolti dei bambini, la situazione è particolare e difficile: da un lato abbiamo il diritto del bambino all’educazione, ma dall’altro lato abbiamo anche il dovere delle persone di essere
in regola».

Ma è più importante l’illegalità della permanenza di una persona nel nostro paese o il diritto all’educazione? Non si rischia che con questa “sparata” si Freysinger si voglia far pagare al bambino delle “colpe” del genitore, in Svizzera illegalmente?
«È vero che, nel bene e nel male, i genitori sono sempre responsabili dei propri figli. Personalmente accanto ai diritti metto sempre anche i doveri. Se i genitori vogliono evitare queste situazioni ai loro figli, devono essere in regola. Se i genitori non sono in regola, ci sono delle ragioni: o sono entrati in Svizzera clandestinamente, oppure la loro domanda d’asilo non è stata accettata. Il problema è dunque a monte! Se queste persone fossero in regola, non si porrebbe il problema dell’educazione dei figli dei sans papier».

Una delle ragioni della presenza di clandestini in Svizzera è da ricondurre secondo alcuni anche alla riforma della legge sull’asilo promulgata quando Blocher era in governo, che istituì i cosiddetti “NEM” (non entrata in materia), persone la cui domanda d’asilo è stata bocciata che deve lasciare la Svizzera, ma che spesso si trasforma in clandestinità. Con questo continuo inasprimento della legge sull’asilo non si rischia di peggiorare le cose?
«Non credo che l’inasprimento della legge abbia quale conseguenza l’aumento di clandestini. Anzi, direi piuttosto il contrario: è l’aumento del numero di clandestini che porta ad inasprire le leggi. Un inasprimento che non deve essere fatto unicamente sulla carta, poi ci devono essere anche i mezzi necessari per combattere questi fenomeni di clandestinità».

Nell’ultimo decennio abbiamo sentito spesso parlare di sans papier, e ogni tanto rispunta la proposta di un’amnistia per clandestini, che hanno un lavoro (evidentemente in nero), sono senza coperture sociali, ma tutto sommato integrate. Potrebbe essere una proposta interessante?
«È sempre difficile parlare di amnistia: perché concedere la regolarizzazione a delle persone che fino a quel momento sono rimaste nell’illegalità? Francamente non reputo che
un’amnistia sia la soluzione ideale».

E dunque cosa fare con le migliaia di persone clandestine in Svizzera? Tutti alla frontiera?
«Queste situazioni vanno individuate. Le persone la cui domanda è stata respinta vanno
espulse senza che le procedure durino mesi e mesi, impedendo che si diano nuovamente alla macchia».