TicinoLibero – “Su alcuni punti non si può transigere”

Un giovane che si sta distinguendo all’interno dell’UDC è senz’ombra di dubbio Luca Paltenghi. Attivo non solo nel partito cantonale, ma anche a livello nazionale, come segretario generale dei Giovani UDC svizzeri.

L’UDC sembra non fermarsi mai. I sondaggi dicono che ad ottobre potrebbe addirittura superare il 30% dei voti. E questo dopo che Blocher è stato estromesso dal Consiglio federale.
Indubbiamente l’esclusione di Blocher dal governo, avvenuta nel 2007, è stata vissuta come un atto di forza, un complotto contro l’UDC. Ma al di là di questo, va detto che il nostro partito affronta tematiche importanti e sentite, come l’immigrazione, la criminalità straniera (ma anche svizzera), la problematica di un codice penale troppo poco dissuasivo e severo. Sono tematiche che avvicinano nuovi elettori all’UDC. Anche la questione dell’adesione  all’Unione europea, secondo un recente sondaggio caldeggiata soltanto dal 19% degli interrogati, un minimo storico: l’UDC si è sempre battuta contro. E questo nonostante la nascita del Partito borghese democratico, il PBD di Eveline Widmer-Schlumpf, che si pensava potesse eroderci qualche punto percentuale. E invece no, non sembra sia così. Ma alla fine quello che conterà sono i risultati che scaturiranno dalle urne, e quelli li sapremo solo ad ottobre.

Di primo acchito l’UDC sembra un partito granitico, compatto. Ma a guardare meglio, si scopre che anche voi avete due ali, una più nazionalista e una più economica. Lo si è visto molto bene con la commissione d’inchiesta su UBS. All’inizio il partito sembrava favorevole, ma all’ultimo secondo ha cambiato idea, suscitando le proteste di Yvan Perrin e Oskar Freysinger.
Che ci siano due ali è indubbio, anche se sono meno evidenti che negli altri partiti. Ma soprattutto sono meno diverse fra di loro, rispetto ad esempio alla differenza che intercorre fra le ali del PRD. È chiaro che l’ala legata al mondo economico, imprenditoriale, finanziario
è importante. In questo caso da lei citato l’ala nazionalista si è rivoltata alla scelta del partito. Non conosco esattamente i motivi che hanno portato una parte del gruppo parlamentare a questa scelta, posso però dirle che personalmente ero favorevole alla linea che voleva una commissione parlamentare d’inchiesta per chiarire le modalità e le responsabilità nella consegna alle autorità  statunitensi dei dati relativi ai clienti americani di UBS. Posso anche dirle che sono altrettanto favorevole ad una maggiore sensibilità all’interno del partito verso quella che Freysinger ha definito “una corrente che su alcuni punti non può transigere” e che non si piega sempre a quanto chiede la Bahnhofstrasse.

Il tema del momento è l’uscita della Svizzera dal nucleare. Il PLR, tradizionalmente pro nucleare, dopo qualche  tentennamento ha deciso che era il caso di modificare il proprio orientamento sul tema. Malgrado l’impopolarità dell’atomo, come mai invece l’UDC rimane ostile ad un abbandono delle centrali nucleari?
Ma noi non siamo per forza favorevoli al nucleare, il problema è che prima bisogna
sviluppare delle alternative. Bisogna sviluppare l’eolico, anche se magari in Svizzera il
potenziale non è elevatissimo, l’idroelettrico, … il Consiglio federale invece ha deciso di
principio di uscire, ma senza sapere come garantire l’approvvigionamento energetico.

Ma c’è chi sostiene che proprio perché si è deciso di abbandonare il nucleare si dovrà gioco forza investire con più convinzione nelle alternative, non crede?
Il problema è che manca una strategia in questo senso. Con il rischio di trovarci confrontati
ad una penuria d’energia, ed essere costretti ad importarla. E questo senza sapere da dove arriva, magari ancora da centrali nucleari o da centrali a carbone di vecchia generazione, con costi più elevati. Quella del Consiglio federale è stata una decisione emotiva, sulla scia di quanto successo in Giappone.

Parliamo di Ticino. Alle cantonali avete praticamente marciato sul posto, mantenendo lo stesso numero di deputati in Gran Consiglio. E questo malgrado un’importante campagna, quella di “Balairatt”. Non pensa che voi avete pagato la campagna, ma che a beneficiarne sia stata la Lega?
La Lega è stata indubbiamente abile nel salire sul carro delle problematiche sollevate dalla
campagna “Balairatt”. Anche se non abbiamo la controprova che facendo un diverso tipo di
campagna avremmo potuto fare meglio o peggio.

Anche il fatto che non vi siete presentati per il Consiglio di Stato vi può aver penalizzato in termini di visibilità?
In parte potrebbe anche essere. Anche se non è solo presentando una lista per il Consiglio
di Stato che si sarebbero potuti ottenere risultati migliori. In questo senso i risultati di Forza
civica, che si è presentata anche per il Consiglio di Stato, sono lì da vedere.

E allora come mai in Ticino l’UDC non cresce?
Anche a Ginevra il Mouvement des citoyens genevois (MCG) è cresciuto molto a scapito
dell’UDC. Sono forze politiche regionalistiche, maggiormente radicate ad un territorio
specifico, che su certi temi pescano nel nostro stesso bacino. E lo fanno usando toni forti,
ad esempio facendo sparate come quella della costruzione di un muro al confine o quella di
mettere la dogana ad Airolo. Chi fa discorsi in maniera diversa e più costruttiva ne risulta
penalizzato.

Voi avete fatto l’alleanza con la Lega per le cantonali con lo scopo di fare la congiunzione alle federali, in modo da poter conquistare il tanto agognato seggio in Consiglio nazionale. E se invece, alla luce dei risultati alle cantonali, la Lega facesse due seggi e l’UDC nessuno?
In base ai numeri delle elezioni cantonali potrebbe anche essere. Attenzione però al fatto che per il Consiglio di Stato, i voti dell’UDC sono confluiti sulla lista della Lega. Inoltre, va anche detto che di solito alle elezioni federali l’UDC va meglio rispetto alle cantonali e la Lega peggio. E poi penso che l’elettorato vorrà mandare a Berna qualcuno che sia integrato nel partito nazionale. Il rischio c’è. Ma se invece la Lega facesse due seggi e noi uno?

Altri partiti stanno pensando di presentare anche una lista  giovani. Anche voi?
Non penso, ma l’idea sarebbe quella di avere perlomeno due o tre giovani nella lista
dell’UDC.

E lei sarà candidato?
Non lo so. Ci sto pensando.

Morisoli esce dal gruppo PLR, Idealiberale un po’ chiude e un po’ no, Moor esce dal PPD, Ina Piattini passa nelle vostre fila. Vi state preparando ad accogliere tutti i transfughi?
Morisoli e Moor li vedrei bene, penso che le porte siano aperte. Magari meno per i vari Righinetti o Bobbià, che essendo già stati in Gran Consiglio non penso abbiano più voglia di rimettersi in gioco, sicuramente volti più giovani potrebbero essere più motivati. Il passo fatto da Ina Piattini potrebbe incoraggiare altri a fare lo stesso passo, ma non so se sono in corso delle trattative con altri.