TicinoLibero – Una riflessione su Vol spécial e sul diritto d’asilo

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la recensione del documentario “Vol spécial”, del regista Fernand Melgar, che abbiamo intervistato (in Botta&Risposta fra poche ore). Luca Paltenghi, giovane mente dell’UDC ticinese, ha voluto mandarci questo suo contributo per precisare la sua posizione in fatto di politica d’asilo, tema centrale del documentario. Lo pubblichiamo più che volentieri, ritenendo che il dibattito sia il sale della democrazia. Detto ciò crediamo che la nostra recensione non sia al centro delle critiche di Paltenghi.

Non sono un appassionato cinefilo né un frequentatore del Festival del film di Locarno, per cui non ho assistito alla proiezione di Vol spécial, un documentario di Fernand Melgard girato nel centro di detenzione di Frambois, nel canton Ginevra, dove stranieri irregolari attendono di essere rimpatriati. Fermo restando il mio interesse a vedere il documentario una volta uscito al cinema, esprimo quindi la mia opinione basandomi su quanto letto e sentito finora, in particolare sulla recensione del film fatta da TicinoLibero che mi è stata segnalata.

Mi sembra opportuno mettere alcuni puntini sulle “i” per quel che concerne la politica d’asilo della “cattivissima” Svizzera.

Innanzitutto, gli stranieri detenuti a Frambois si trovano in una situazione d’irregolarità. Non sono forse criminali, ma non hanno le carte in regola per restare sul territorio svizzero. Si tratta infatti di richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta in quanto non rispetta i criteri imposti dalla legge, oppure di clandestini. Nel primo caso, la Svizzera è tenuta ad accogliere quelle persone che fuggono da paesi in guerra o in cui la propria vita o integrità fisica sono messe a repentaglio. I rifugiati economici non possono essere accolti. Poniamoci questa domanda: è meglio accogliere indiscriminatamente tutti, senza riuscire veramente a portare un aiuto concreto e anzi mettendo in difficoltà i nostri stessi concittadini, oppure accogliere chi veramente ha un estremo bisogno d’aiuto? Quanto ai clandestini, ai sans papiers, occorre tener conto che per la maggior parte si tratta di persone che volontariamente si presentano alle nostre frontiere senza documenti, sapendo che così esse difficilmente potranno essere rinviate nel proprio paese d’origine. C’é chi si presenta al confine fin da subito senza documenti d’identità, chi tenta una prima volta portandoli con sé, viene respinto e il giorno dopo si presenta senza alcunché. Qualsiasi guardia di confine potrà confermare quanto ciò sia frequente.

Mi sembra poi importante sottolineare l’altra faccia della medaglia dei rimpatri forzati: la violenza di cui sono vittima gli agenti che non fanno altro che applicare una legge voluta dal popolo. Proprio pochi giorni fa, la Federazione svizzera funzionari di polizia si è detta preoccupata per i rischi incorsi dai propri membri nelle procedure di rimpatrio dei richiedenti l’asilo: aggressioni fisiche e verbali, sputi contro gli agenti, oltre a danni materiali agli aerei. Ma non si trattava di persone la cui unica colpa fino a poco prima era solo quella di non possedere i requisiti per restare sul territorio elvetico?

È necessario far passare il messaggio che emigrare in Svizzera non è la panacea di tutti i mali, ciò anche per rispetto verso quelle persone che decidono di lasciare il proprio paese e che si fidano di cattivi consiglieri e di individui senza scrupoli, il cui unico interesse è quello di spillare tutti i loro pochi risparmi, convincendoli che in Svizzera troveranno il Bengodi mentre invece non hanno i requisiti per restare nel nostro Paese. Questo radicale cambiamento di prospettiva va affrontato in due modi: la Confederazione e i cantoni devono applicare rigorosamente la legge sull’asilo, concedendo accoglienza solo a chi ne ha veramente bisogno; inoltre, la Svizzera deve tornare a gestire autonomamente l’immigrazione degli stranieri. L’iniziativa popolare federale “Contro l’immigrazione di massa” va certamente in questa direzione.

Luca Paltenghi

Segretario generale Giovani UDC Svizzera

Candidato al Consiglio nazionale